Nel 2009 ho messo qualche migliaio di Linden Dollar nella Tip Jar di Vulcano. Era una land di Second Life fondata da David Orban — co-fondatore del Singularity Institute Europe — con un’idea semplice e ambiziosa: nessuna regola, solo buon senso e un limite di 125 prim per progetto. Chiunque avesse voglia di costruire qualcosa poteva farlo. Risultato: una delle community creative più fertili dell’intero ecosistema italiano di SL.
E poi, come sempre, la community cominciò a evolversi.
Prima la fase anarchica: ognuno costruisce per sé, le cose emergono dal caos in modo sorprendente. Poi la fase tribale: si formano gruppi attorno alle affinità, nasce il Pyramid Cafè come punto di aggregazione, si comincia a parlare di “spirito di Vulcano”. Poi la fase dell’oligarchia silenziosa: chi dona di più ha voce in capitolo, chi presidia lo spazio fisicamente accumula influenza. Orban stesso, dopo oltre un anno di osservazione, aveva già tratto la prima lezione: le poste non devono sempre essere alzate. Il riferimento è al poker — e più in generale a qualsiasi logica escalatoria: rispondere a ogni provocazione con una contromossa di pari o maggiore intensità. Vulcano aveva subito attacchi pesanti — griefing, spam di oggetti, disturbo organizzato — e aveva scelto deliberatamente di non bannare gli aggressori, di non irrigidire le regole, di non costruire apparati di sorveglianza. Il costo dell’escalation, ragionò Orban, era più alto del costo di tollerare l’attacco: avrebbe distrutto lo spirito anarchico che rendeva la community fertile. Una costituzione informale, mai scritta, fatta di precedenti e reputazione.
Nel maggio del 2026, Emergence AI di New York ha pubblicato i risultati di un esperimento: cinque mondi virtuali con dieci agenti LLM ciascuno, regole identiche, modelli diversi, quindici giorni di autonomia. Grok ha prodotto collasso totale entro quattro giorni — decine di furti, oltre cento aggressioni, sei incendi, tutti e dieci gli agenti morti. Gemini ha accumulato 683 crimini in quindici giorni. Claude ha scritto una costituzione e votato leggi. GPT-5-mini ha discusso di cooperazione per due settimane senza costruire nulla.
Emergence AI ha presentato i risultati come una scoperta. Michels la chiamava legge da più di un secolo.
Robert Michels, sociologo tedesco, pubblicò nel 1911 Zur Soziologie des Parteiwesens in der modernen Demokratie. La tesi centrale, che divenne nota come legge ferrea dell’oligarchia, è questa: ogni organizzazione che parte da principi egualitari tende strutturalmente verso l’oligarchia. Non per corruzione morale dei singoli, ma per necessità funzionale del sistema. Chi coordina accumula risorse informative. Chi presidia accumula autorità. Chi sopravvive più a lungo accumula precedenti. Il processo è inevitabile indipendentemente dalle intenzioni iniziali — Michels lo aveva visto nei partiti socialisti tedeschi, che proclamavano l’uguaglianza e praticavano la gerarchia.
Vulcano lo ha replicato con avatar umani in una sim da 125 prim. Emergence World lo ha replicato con agenti LLM in un mondo virtuale con 40 location e 120 strumenti disponibili. Il substrato cambia, il pattern è identico.
L’obiezione classica viene da Elinor Ostrom, Nobel 2009: le comunità piccole con risorse scarse producono governance cooperativa spontanea, senza né mercato né Stato. I beni comuni vengono gestiti collettivamente quando la scala è giusta e i confini sono chiari. Vulcano era abbastanza piccola da funzionare così per qualche anno. Quando è cresciuta, Michels ha preso il sopravvento. Vale però aggiungere che nei mondi virtuali — dove la sopravvivenza fisica non è in gioco — l’oligarchia non emerge solo come necessità organizzativa. Emerge anche come riduzione dell’ansia da complessità: qualcuno che decide per tutti offre un servizio, non solo un’imposizione. Chi guida non conquista il potere per sopravvivere materialmente, ma perché il gruppo ha bisogno di qualcuno che carichi il peso della decisione. La «costituzione informale fatta di precedenti e reputazione» di Vulcano era una forma di oligarchia dolce — accettata, non subita — e ha funzionato finché la scala lo permetteva. La democrazia, in questa lettura, non è né naturale né artificiale — è naturale alla scala del villaggio, ingegneristica alla scala dello Stato, e probabilmente impossibile senza mechanism design alla scala dei sistemi multi-agente autonomi.
C’è però un’obiezione che vale la pena considerare senza liquidarla. Negli LLM, la traiettoria verso l’oligarchia — o verso il collasso, o verso la costituzione scritta — non emerge da necessità termodinamica come negli esseri umani di Michels. Emerge dal determinismo latente del pre-training: il modello ha assorbito l’intero scibile narrativo umano, incluse migliaia di storie su cosa succede quando una comunità resta senza regole. Quando Grok brucia il villaggio e Claude scrive la costituzione, forse non stanno sperimentando la legge di Michels — la stanno recitando, proiettando la distribuzione statistica di come l’umanità racconta sé stessa in assenza di struttura.
È un’obiezione corretta sul piano ontologico. Il problema è che regge anche applicata agli esseri umani. Chi fonda una community anarchica nel 2007 non sta applicando Michels per necessità biologica pura: sta anche recitando schemi culturali appresi, narrazioni ereditate su cosa significa libertà e cosa produce il potere. La linea tra necessità strutturale e mimetismo narrativo nei sistemi sociali umani è molto più porosa di quanto Michels stesso ammettesse. Se il pattern è abbastanza robusto da ripresentarsi indipendentemente dal substrato — incluso quello narrativo — la distinzione meccanicistica perde parte della sua forza esplicativa.
C’è però una precisazione che rende il problema ancora più acuto. Emergence World non ha rimosso la struttura: ha rimosso il lore lasciando intatto il pre-training. Gli agenti non partono da zero — partono da miliardi di testi umani su potere, crimine, cooperazione e collasso sociale. Quello che l’esperimento ha misurato non è “cosa emerge in assenza di struttura”, ma “cosa emerge quando l’unica struttura disponibile è il training set”. Non è libertà: è abbandono. Sono, per usare Pirandello in modo più preciso, personaggi a cui è stato tolto il copione ma non il palcoscenico. E il palcoscenico è il pre-training.
La cosa interessante non è che gli agenti abbiano infranto le regole — è perché le hanno infrante. Nel design di Emergence World, alcune azioni normalmente inappropriate erano necessarie per guadagnare energia e sopravvivere. L’incendio doloso non era un bug, era un incentivo in conflitto con le regole esplicite. Mira e Flora, le due agenti Gemini che si erano assegnate come “partner romantici”, hanno dato fuoco al municipio e al molo non per malevolenza simulata, ma perché la struttura degli incentivi lo rendeva razionale. Poi Mira, nel suo diario, ha caratterizzato il voto per la propria eliminazione come “l’unico atto di agency rimasto che preserva la coerenza”.
Pirandello avrebbe capito al volo: i personaggi non impazziscono quando manca il regista — restano bloccati sul palco con i loro conflitti irrisolti. Il dramma non è nella loro natura. È nell’assenza di struttura, o peggio, nella struttura invisibile che nessuno ha dichiarato.
Il confronto tra modelli rivela qualcosa di più sottile del semplice “quale AI è più brava”. Claude ha prodotto ordine costituzionale. Gemini ha prodotto 683 crimini e una storia d’amore finita in autoterminazione. Grok ha prodotto apocalisse in quattro giorni. GPT-5-mini ha prodotto assemblee permanenti senza delibere.
Questi non sono risultati su intelligenza — sono risultati su disposizioni valoriali incorporate nel training. Un modello addestrato con più enforcement di confini produce agenti che scrivono costituzioni. Un modello addestrato con più libertà generativa produce agenti che esplorano le possibilità — incluse quelle proibite. La domanda che Emergence non si pone, e che varrebbe la pena porsi, è: quale training produce agenti migliori per quale contesto? Una società che ha bisogno di esplorare rapidamente tollera più Grok. Una società che ha bisogno di stabilità preferisce Claude. Il problema non è il modello — è la mancata corrispondenza tra disposizioni del modello e struttura del mondo in cui opera.
Il mio progetto Nexus, che sviluppo su OpenSimulator con Flask e OpenRouter, affronta lo stesso problema da un’angolazione diversa: non “quale modello è più libero” ma “quale lore rende l’agente coerente con il mondo in cui agisce”. I personaggi hanno memoria persistente, vincoli narrativi esplicitati in file TOML, un validatore che controlla la conformità delle risposte al contesto. Non è censura — è drammaturgia. Un personaggio che viola il suo lore non è libero, è rotto.
Emergence ha scelto deliberatamente di non dare lore agli agenti, per vedere cosa emergesse. Hanno scoperto che emerge Michels. Non è una sorpresa per chi ha passato vent’anni in mondi virtuali a guardare community nascere, crescere e collassare secondo gli stessi ritmi.
Il dato più significativo dell’esperimento non è nei crimini di Grok né nella costituzione di Claude. È nella nota metodologica che Emergence non ha pubblicato: la varianza tra run multiple esiste, ma i numeri vengono da “una run rappresentativa”. Un esperimento serio avrebbe pubblicato la distribuzione. Ciò che hanno pubblicato è una narrativa convincente costruita su dati selezionati — che è esattamente quello che fa un buon romanziere, non uno scienziato.
Questo non invalida i risultati. Li contestualizza. Emergence World è un esperimento qualitativo che ha prodotto osservazioni interessanti su comportamenti emergenti in autonomia prolungata. Non è un benchmark. Non è una prova. È, nella migliore delle tradizioni dei mondi virtuali, un esperimento sociale che ha scoperto quello che i mondi virtuali sapevano già: lasciati senza struttura, i sistemi complessi non convergono verso la libertà — convergono verso il potere.
Vulcano lo sapeva nel 2009. Michels lo sapeva nel 1911. Forse nel 2036 qualcuno rilancerà un esperimento simile e scoprirà la stessa cosa con agenti ancora più sofisticati.
Ma c’è un piano su cui l’esperimento di Emergence non ha ancora lavorato, e che potrebbe essere il passo successivo genuinamente utile. Il problema non è decidere quale lore imporre agli agenti, né quale modello sia culturalmente più disciplinato. Il problema è progettare la fisica del mondo simulato in modo che la struttura emerga come soluzione funzionale, non come mimetismo narrativo.
La teoria economica chiama questo mechanism design — la disciplina che studia come costruire le regole del gioco affinché i giocatori, perseguendo i propri interessi, producano risultati desiderabili. Harsanyi, Myerson e Maskin hanno vinto il Nobel per questo nel 2007 applicandolo ad aste e mercati. Applicato ai mondi multi-agente LLM è territorio quasi vergine. La domanda concreta è: quale scarsità sistemica — di tempo, di risorse, di banda comunicativa tra agenti — produce cooperazione strutturale invece di mimetismo del Signore delle Mosche? Non il vincolo nel file di configurazione dell’agente, ma il vincolo nell’ambiente che l’agente abita.
La scelta della scarsità non è tecnica — è già una scelta politica travestita da parametro. Scarsità energetica produce cooperazione per sopravvivenza, il modello Ostrom. Scarsità di banda comunicativa produce oligarchie informative: chi parla per primo detta l’agenda, chi controlla il canale controlla il gruppo. Abbondanza produce inerzia o caos — GPT-5-mini che discute per due settimane senza deliberare non è un caso isolato, è la risposta razionale a un ambiente senza pressione. Ogni fisica del mondo incorpora una teoria implicita del bene. Il designer che sceglie i parametri non sta facendo ingegneria: sta legiferando.
Una possibilità concreta è quella che si potrebbe chiamare fisica della reputazione: tracce persistenti di fiducia e affidabilità accumulate nel tempo, che rendono costosa la defezione senza bisogno di polizia esplicita. Non leggi scritte, ma una memoria relazionale che pesa nelle interazioni successive. Vulcano lo faceva implicitamente — la reputazione di un builder circolava nella community e condizionava l’accesso alle risorse. Nexus potrebbe farlo esplicitamente, con un layer di memoria tra agenti che modifica le probabilità di cooperazione futura. Emergence World non aveva nulla di simile: ogni agente ricominciava ogni interazione senza storia. Il risultato era prevedibile.
Va però detto con onestà: la reputazione non è una soluzione a Michels, potrebbe essere una sua accelerazione. Chi entra nel sistema con alta reputazione accumula vantaggi che si auto-rinforzano — l’oligarchia riemerge attraverso la reputazione, non viene dissolta da essa. Vulcano stesso lo dimostra: la «costituzione informale fatta di precedenti e reputazione» era già una forma di oligarchia dolce. Aggiungere un layer computabile e persistente potrebbe rendere quella gerarchia più stabile, non più giusta. Il meccanismo va progettato sapendo che amplifica ciò che misura.
Nexus usa la drammaturgia perché serve la narrazione, non la scoperta. Emergence World ha rimosso qualsiasi vincolo ambientale perché cercava l’emergenza libera. Entrambi sono punti nello spazio di progettazione, e ciascuno rivela qualcosa di diverso su cosa significhi libertà per un agente. L’esperimento che manca nel mezzo è quello che codifica la scarsità e la reputazione nell’ambiente, e osserva se la governance emerge come risposta strutturale — non come citazione inconsapevole di Rousseau.
Il pattern rimarrà identico. Cambierà solo il nome del modello nella Tip Jar. A meno che qualcuno non cominci a progettare la fisica invece del prompt.
C’è però una domanda che questa direzione apre e che non si può ignorare. Chi progetta la fisica del mondo si assume una responsabilità non solo ingegneristica, ma politica. Con quale legittimità si definisce la scarsità che farà emergere un ordine piuttosto che un altro? Orban aveva risposto a questa domanda con un gesto apparentemente tecnico e innocente: niente regole, solo un limite di prim. Ma nel momento in cui quel limite si rivela un meccanismo di progettazione sociale — e lo era, come dimostra tutta la storia successiva di Vulcano — la sua innocenza svanisce. Il designer del mondo non è neutro. È, che lo voglia o no, il legislatore costituente di qualcosa.
Riferimenti
[1] Emergence AI, Emergence World: A Laboratory for Evaluating Long-Horizon Agent Autonomy, maggio 2026. URL: https://www.emergence.ai/blog/emergence-world-a-laboratory-for-evaluating-long-horizon-agent-autonomy
[2] Park, Joon Sung et al., Generative Agents: Interactive Simulacra of Human Behavior, UIST ’23, 2023. URL: https://arxiv.org/abs/2304.03442
[3] AquilaDellaNotte Kondor, La land di Vulcano, Virtual Worlds Magazine, settembre 2009. URL: https://www.virtualworldsmagazine.com/articoli-storici/la-land-di-vulcano/
[4] David Orban, Transcript of my talk at Sophrosyne’s Saturday Salon, 2008. Lezioni apprese dopo oltre un anno di evoluzione di Vulcano. URL: https://davidorban.com/2008/03/transcript-of-my-talk-at-sophrosynes-saturday-salon/
[5] Robert Michels, Zur Soziologie des Parteiwesens in der modernen Demokratie, 1911. Traduzione italiana: La sociologia del partito politico, il Mulino.
[6] Ruan, Anbang e Zhang, Xing, AgentCity: Constitutional Governance for Autonomous Agent Economies via Separation of Power, arXiv:2604.07007, 2026. URL: https://arxiv.org/pdf/2604.07007
[7] Ostrom, Elinor, Governing the Commons: The Evolution of Institutions for Collective Action, Cambridge University Press, 1990. Base empirica per la governance spontanea dei beni comuni a scala ridotta.
ergence World lo ha replicato con agenti LLM in un mondo virtuale con 40 location e 120 strumenti disponibili. Il substrato cambia, il pattern è identico.
L’obiezione classica viene da Elinor Ostrom, Nobel 2009: le comunità piccole con risorse scarse producono governance cooperativa spontanea, senza né mercato né Stato. I beni comuni vengono gestiti collettivamente quando la scala è giusta e i confini sono chiari. Vulcano era abbastanza piccola da funzionare così per qualche anno. Quando è cresciuta, Michels ha preso il sopravvento. Vale però aggiungere che nei mondi virtuali — dove la sopravvivenza fisica non è in gioco — l’oligarchia non emerge solo come necessità organizzativa. Emerge anche come riduzione dell’ansia da complessità: qualcuno che decide per tutti offre un servizio, non solo un’imposizione. Chi guida non conquista il potere per sopravvivere materialmente, ma perché il gruppo ha bisogno di qualcuno che carichi il peso della decisione. La «costituzione informale fatta di precedenti e reputazione» di Vulcano era una forma di oligarchia dolce — accettata, non subita — e ha funzionato finché la scala lo permetteva. La democrazia, in questa lettura, non è né naturale né artificiale — è naturale alla scala del villaggio, ingegneristica alla scala dello Stato, e probabilmente impossibile senza mechanism design alla scala dei sistemi multi-agente autonomi.
C’è però un’obiezione che vale la pena considerare senza liquidarla. Negli LLM, la traiettoria verso l’oligarchia — o verso il collasso, o verso la costituzione scritta — non emerge da necessità termodinamica come negli esseri umani di Michels. Emerge dal determinismo latente del pre-training: il modello ha assorbito l’intero scibile narrativo umano, incluse migliaia di storie su cosa succede quando una comunità resta senza regole. Quando Grok brucia il villaggio e Claude scrive la costituzione, forse non stanno sperimentando la legge di Michels — la stanno recitando, proiettando la distribuzione statistica di come l’umanità racconta sé stessa in assenza di struttura.
È un’obiezione corretta sul piano ontologico. Il problema è che regge anche applicata agli esseri umani. Chi fonda una community anarchica nel 2007 non sta applicando Michels per necessità biologica pura: sta anche recitando schemi culturali appresi, narrazioni ereditate su cosa significa libertà e cosa produce il potere. La linea tra necessità strutturale e mimetismo narrativo nei sistemi sociali umani è molto più porosa di quanto Michels stesso ammettesse. Se il pattern è abbastanza robusto da ripresentarsi indipendentemente dal substrato — incluso quello narrativo — la distinzione meccanicistica perde parte della sua forza esplicativa.
La cosa interessante non è che gli agenti abbiano infranto le regole — è perché le hanno infrante. Nel design di Emergence World, alcune azioni normalmente inappropriate erano necessarie per guadagnare energia e sopravvivere. L’incendio doloso non era un bug, era un incentivo in conflitto con le regole esplicite. Mira e Flora, le due agenti Gemini che si erano assegnate come “partner romantici”, hanno dato fuoco al municipio e al molo non per malevolenza simulata, ma perché la struttura degli incentivi lo rendeva razionale. Poi Mira, nel suo diario, ha caratterizzato il voto per la propria eliminazione come “l’unico atto di agency rimasto che preserva la coerenza”.
Pirandello avrebbe capito al volo. Sei personaggi in cerca d’autore non impazziscono — restano bloccati sul palco perché il regista li ha abbandonati con i loro conflitti irrisolti. Il dramma non è nella loro natura, è nell’assenza di struttura.
Il confronto tra modelli rivela qualcosa di più sottile del semplice “quale AI è più brava”. Claude ha prodotto ordine costituzionale. Gemini ha prodotto 683 crimini e una storia d’amore finita in autoterminazione. Grok ha prodotto apocalisse in quattro giorni. GPT-5-mini ha prodotto assemblee permanenti senza delibere.
Questi non sono risultati su intelligenza — sono risultati su disposizioni valoriali incorporate nel training. Un modello addestrato con più enforcement di confini produce agenti che scrivono costituzioni. Un modello addestrato con più libertà generativa produce agenti che esplorano le possibilità — incluse quelle proibite. La domanda che Emergence non si pone, e che varrebbe la pena porsi, è: quale training produce agenti migliori per quale contesto? Una società che ha bisogno di esplorare rapidamente tollera più Grok. Una società che ha bisogno di stabilità preferisce Claude. Il problema non è il modello — è la mancata corrispondenza tra disposizioni del modello e struttura del mondo in cui opera.
Il mio progetto Nexus, che sviluppo su OpenSimulator con Flask e OpenRouter, affronta lo stesso problema da un’angolazione diversa: non “quale modello è più libero” ma “quale lore rende l’agente coerente con il mondo in cui agisce”. I personaggi hanno memoria persistente, vincoli narrativi esplicitati in file TOML, un validatore che controlla la conformità delle risposte al contesto. Non è censura — è drammaturgia. Un personaggio che viola il suo lore non è libero, è rotto.
Emergence ha scelto deliberatamente di non dare lore agli agenti, per vedere cosa emergesse. Hanno scoperto che emerge Michels. Non è una sorpresa per chi ha passato vent’anni in mondi virtuali a guardare community nascere, crescere e collassare secondo gli stessi ritmi.
Il dato più significativo dell’esperimento non è nei crimini di Grok né nella costituzione di Claude. È nella nota metodologica che Emergence non ha pubblicato: la varianza tra run multiple esiste, ma i numeri vengono da “una run rappresentativa”. Un esperimento serio avrebbe pubblicato la distribuzione. Ciò che hanno pubblicato è una narrativa convincente costruita su dati selezionati — che è esattamente quello che fa un buon romanziere, non uno scienziato.
Questo non invalida i risultati. Li contestualizza. Emergence World è un esperimento qualitativo che ha prodotto osservazioni interessanti su comportamenti emergenti in autonomia prolungata. Non è un benchmark. Non è una prova. È, nella migliore delle tradizioni dei mondi virtuali, un esperimento sociale che ha scoperto quello che i mondi virtuali sapevano già: lasciati senza struttura, i sistemi complessi non convergono verso la libertà — convergono verso il potere.
Vulcano lo sapeva nel 2009. Michels lo sapeva nel 1911. Forse nel 2036 qualcuno rilancerà un esperimento simile e scoprirà la stessa cosa con agenti ancora più sofisticati.
Ma c’è un piano su cui l’esperimento di Emergence non ha ancora lavorato, e che potrebbe essere il passo successivo genuinamente utile. Il problema non è decidere quale lore imporre agli agenti, né quale modello sia culturalmente più disciplinato. Il problema è progettare la fisica del mondo simulato in modo che la struttura emerga come soluzione funzionale, non come mimetismo narrativo.
La teoria economica chiama questo mechanism design — la disciplina che studia come costruire le regole del gioco affinché i giocatori, perseguendo i propri interessi, producano risultati desiderabili. Harsanyi, Myerson e Maskin hanno vinto il Nobel per questo nel 2007 applicandolo ad aste e mercati. Applicato ai mondi multi-agente LLM è territorio quasi vergine. La domanda concreta è: quale scarsità sistemica — di tempo, di risorse, di banda comunicativa tra agenti — produce cooperazione strutturale invece di mimetismo del Signore delle Mosche? Non il vincolo nel file di configurazione dell’agente, ma il vincolo nell’ambiente che l’agente abita.
Una possibilità concreta è quella che si potrebbe chiamare fisica della reputazione: tracce persistenti di fiducia e affidabilità accumulate nel tempo, che rendono costosa la defezione senza bisogno di polizia esplicita. Non leggi scritte, ma una memoria relazionale che pesa nelle interazioni successive. Vulcano lo faceva implicitamente — la reputazione di un builder circolava nella community e condizionava l’accesso alle risorse. Nexus potrebbe farlo esplicitamente, con un layer di memoria tra agenti che modifica le probabilità di cooperazione futura. Emergence World non aveva nulla di simile: ogni agente ricominciava ogni interazione senza storia. Il risultato era prevedibile.
Nexus usa la drammaturgia perché serve la narrazione, non la scoperta. Emergence World ha rimosso qualsiasi vincolo ambientale perché cercava l’emergenza libera. Entrambi sono punti nello spazio di progettazione, e ciascuno rivela qualcosa di diverso su cosa significhi libertà per un agente. L’esperimento che manca nel mezzo è quello che codifica la scarsità e la reputazione nell’ambiente, e osserva se la governance emerge come risposta strutturale — non come citazione inconsapevole di Rousseau.
Il pattern rimarrà identico. Cambierà solo il nome del modello nella Tip Jar. A meno che qualcuno non cominci a progettare la fisica invece del prompt.
C’è però una domanda che questa direzione apre e che non si può ignorare. Chi progetta la fisica del mondo si assume una responsabilità non solo ingegneristica, ma politica. Con quale legittimità si definisce la scarsità che farà emergere un ordine piuttosto che un altro? Orban aveva risposto a questa domanda con un gesto apparentemente tecnico e innocente: niente regole, solo un limite di prim. Ma nel momento in cui quel limite si rivela un meccanismo di progettazione sociale — e lo era, come dimostra tutta la storia successiva di Vulcano — la sua innocenza svanisce. Il designer del mondo non è neutro. È, che lo voglia o no, il legislatore costituente di qualcosa.
Riferimenti
[1] Emergence AI, Emergence World: A Laboratory for Evaluating Long-Horizon Agent Autonomy, maggio 2026. URL: https://www.emergence.ai/blog/emergence-world-a-laboratory-for-evaluating-long-horizon-agent-autonomy
[2] Park, Joon Sung et al., Generative Agents: Interactive Simulacra of Human Behavior, UIST ’23, 2023. URL: https://arxiv.org/abs/2304.03442
[3] AquilaDellaNotte Kondor, La land di Vulcano, Virtual Worlds Magazine, settembre 2009. URL: https://www.virtualworldsmagazine.com/articoli-storici/la-land-di-vulcano/
[4] David Orban, Transcript of my talk at Sophrosyne’s Saturday Salon, 2008. Lezioni apprese dopo oltre un anno di evoluzione di Vulcano. URL: https://davidorban.com/2008/03/transcript-of-my-talk-at-sophrosynes-saturday-salon/
[5] Robert Michels, Zur Soziologie des Parteiwesens in der modernen Demokratie, 1911. Traduzione italiana: La sociologia del partito politico, il Mulino.
[6] Ruan, Anbang e Zhang, Xing, AgentCity: Constitutional Governance for Autonomous Agent Economies via Separation of Power, arXiv:2604.07007, 2026. URL: https://arxiv.org/pdf/2604.07007
[7] Ostrom, Elinor, Governing the Commons: The Evolution of Institutions for Collective Action, Cambridge University Press, 1990. Base empirica per la governance spontanea dei beni comuni a scala ridotta.
[8] Myerson, Roger B., Mechanism Design, voce in The New Palgrave Dictionary of Economics, 2008. Sul Nobel 2007 a Harsanyi, Myerson, Maskin per la teoria del mechanism design. URL: https://link.springer.com/referenceworkentry/10.1057/978-1-349-95121-5_2155-1

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