Il bunker è già pieno di gente

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In Emilia-Romagna il 92% dei cittadini ha autorizzato il proprio medico a consultare il Fascicolo Sanitario Elettronico. In Abruzzo, Calabria e Campania, l’1%. Stessa legge, stessa tessera sanitaria, stesso Stato che ha firmato il decreto. Novantadue su cento da una parte, uno su cento dall’altra. La Sicilia è l’unica grande regione che offre nel fascicolo il certificato di malattia — un primato — ed è anche l’unica che non ha ancora attivato il pagamento online del ticket. Un primato e un’assenza esatti nello stesso posto, come capita nelle civiltà che avanzano a pezzi separati senza saperlo.

Non è il futuro che qualcuno vuole evitare. È il 2026.

Da qualche settimana circola in Italia un documento intitolato CaaS 2040 — Country as a Service. Anonimo per scelta: i metadati del PDF recitano “(anonymous)” in modo esplicito, non per distrazione. È stato generato il 15 aprile scorso via ReportLab, una libreria Python usata per produrre PDF da script — qualcuno l’ha scritto, l’ha convertito, l’ha spedito. Non ha lasciato traccia pubblica. Nessun comunicato stampa, nessun think tank che lo rivendica, nessuna pagina Google che lo indicizzi. Arriva solo attraverso reti personali, passato di mano in mano tra chi qualcuno ha ritenuto degno di leggerlo.

Un libello tecnocratico. Il che è già, da solo, una risposta a ciò che propone.

Il documento descrive una tenaglia che si stringe sul welfare italiano: l’automazione comprime il lavoro cognitivo riducendo la base imponibile, mentre la vulnerabilità economica di chi perde quel lavoro fa esplodere la domanda di servizi. Non è fantascienza. Gli ultimi sedici anni di dichiarazioni fiscali mostrano che i redditi dichiarati sono cresciuti del 28%, la spesa per il welfare del 45% — una forbice che non si richiude da sola. Il MEF stima quella spesa al 25% del PIL entro il 2043. Ambrosetti calcola che l’Italia perderà 3,7 milioni di occupati entro il 2040, con 267 miliardi di valore aggiunto che smettono di generare gettito. Non è un collasso imminente — il gettito IRPEF è cresciuto del 9% nel 2024, l’occupazione tiene — ma la geometria è quella di due rette che divergono lentamente, senza intenzione di tornare parallele.

La risposta proposta è costruire un “bunker”: un sistema di erogazione dei servizi essenziali fondato sull’AI predittiva, a costo marginale compresso, partendo da Torino come laboratorio locale, svincolato dalla Pubblica Amministrazione attuale perché altrimenti muore di burocrazia prima di nascere.

È qui che Asimov diventa inevitabile — non come ornamento, ma come mappa.

Nella Fondazione, Hari Seldon costruisce la sua psicostoria studiando il collasso prevedibile dell’Impero Galattico. Trantor è il suo Impero: un pianeta interamente ricoperto d’acciaio e burocrazia, quaranta miliardi di abitanti che gestiscono l’amministrazione di un milione di mondi, incapace di produrre un chilo di grano. La sua forza — l’efficienza assoluta, l’ottimizzazione di ogni risorsa — è anche la sua fragilità: basta tagliare le rotte commerciali e Trantor muore di fame nel giro di anni. Seldon lo sa. Il suo piano non è fermare il collasso, che è matematicamente inevitabile, ma ridurre l’interregno di caos da trentamila anni a mille. Costruisce Terminus, un avamposto periferico ai margini della galassia, dove un gruppo di Enciclopedisti — che credono di star salvando la conoscenza umana in un’enciclopedia — in realtà stanno costruendo il seme della civiltà successiva.

Il documento CaaS è il piano Seldon del welfare italiano. Torino è Terminus. I civil servant illuminati, “non estrattivi”, con “approccio da servizio pubblico”, sono gli Enciclopedisti. E il bunker locale, svincolato dalla PA attuale per sopravvivere, è l’avamposto ai margini della galassia burocratica.

Il problema — quello che Asimov risolve nella narrativa ma che nel mondo fisico nessuno risolve per decreto — è che Terminus dipende dall’Impero anche quando l’Impero collassa. I server dell’AI predittiva non girano sull’entusiasmo dei civil servant: girano su GPU prodotte da tre aziende, ospitate in data center che consumano energia quanto una città media, connesse a reti globali che dipendono da catene di fornitura che le bussole geopolitiche possono interrompere in settimane. La “sovranità algoritmica” invocata dal documento — software open source, dati che non escono dal perimetro pubblico — è reale sul piano del codice e irrilevante sul piano dell’hardware. Nessun comune italiano possiede una fonderia di semiconduttori.

Ma il problema più vicino, quello che non richiede scenari geopolitici per manifestarsi, è più semplice e più letale: Terminus esiste già. Non uno. Venti.

Si chiama Fascicolo Sanitario Elettronico in Emilia-Romagna, dove il 65% dei cittadini lo usa attivamente. Si chiama portale regionale con funzioni dimezzate in Sicilia. Si chiama spesa PNRR per la sanità digitale: zero in Lazio e Friuli, 29% in Basilicata — un’inversione geografica che non segue nemmeno la logica del divario Nord-Sud, ma quella più caotica di chi ha trovato i fondi e chi no, di chi aveva già un ufficio progetti e chi no, di chi ha reclutato i tecnici giusti e chi ha reclutato i parenti dei tecnici giusti. Ogni regione ha costruito il suo bunker. Nessun bunker parla con gli altri. Le API non esistono o sono incompatibili. I dati non si muovono tra confini regionali. Un paziente che si sposta da Napoli a Bologna porta con sé una cartella clinica che il sistema di Bologna non sa leggere.

Vabbè.

Seldon aveva previsto anche questo. Anzi: aveva progettato le crisi come leva. Nella Fondazione, i “Seldon Crisis” sono momenti in cui il sistema si inceppa abbastanza da costringere una svolta — e Seldon li aveva già pianificati, con le possibili soluzioni nascoste nell’Enciclopedia. Il documento CaaS non ha questa ambizione. Descrive la crisi, propone il bunker, e poi chiede di “trovare le persone giuste” senza spiegare chi le unisce, chi paga il debito tecnico di integrazione quando il laboratorio torinese dovrà parlarsi con il Ministero della Salute, l’INPS e le ASL delle altre diciannove regioni che nel frattempo hanno costruito il loro.

Nella narrativa di Asimov c’è anche la Seconda Fondazione, quella segreta: non gli Enciclopedisti manifesti di Terminus, ma i manipolatori nascosti che governano il piano da dietro. Nel welfare digitale italiano, la Seconda Fondazione esiste già e si chiama mercato: i system integrator che vivono di vendor lock-in e fatturano ogni volta che una regione decide di non interoperare con le altre, i consulenti che guadagnano ogni volta che il progetto pilota deve essere riscritto da zero perché “le specifiche erano cambiate”, le piattaforme cloud che ospitano i dati sanitari di milioni di cittadini italiani su server che rispondono a leggi statunitensi. Non sono i cattivi della storia. Sono semplicemente gli unici ad avere un incentivo economico strutturale a che i bunker restino separati.

Tutto questo non demolisce la diagnosi del documento — la avvalora. La forbice fiscale è reale. L’interregno tra la distruzione della vecchia base imponibile e la costruzione della nuova — che dipenderà da tassazione dei dati, delle esternalità ambientali, dei flussi algoritmici, di qualcosa che ancora non ha nome — è un periodo in cui lo Stato incassa meno e spende di più. La nostra civiltà, a differenza di quella egiziana durante i Periodi Intermedi o di quella romana dopo il 476, non ha reti di salvataggio fisiche: non sa regredire verso un’economia di sussistenza mentre aspetta il nuovo equilibrio. Una metropoli moderna non torna al feudalesimo — va in necrosi, e lo fa in tempi molto più brevi di quelli necessari per costruire un’alternativa.

La questione è un’altra. Se il piano Seldon funzionò, fu perché era segreto: l’Impero non poteva sabotarlo perché non sapeva che esisteva. Il CaaS 2040 circola anonimo, di mano in mano, evitando i canali istituzionali — esattamente come propone di fare per costruire il bunker. C’è una coerenza interna in questo, quasi un’eleganza. Ma Seldon aveva la psicostoria: un modello matematico delle masse umane abbastanza preciso da pianificare le crisi con secoli di anticipo. Il documento ha una buona diagnosi e una lista di cose da fare entro il 2030.

Non è la stessa cosa.

Chi scrive queste righe non sa chi abbia redatto il CaaS 2040, e sospetta che questa sia esattamente l’intenzione. Sa che il problema descritto è reale, che la soluzione proposta riproduce in piccolo il problema che vuole risolvere, e che la domanda rimasta senza risposta — chi paga il debito tecnico dell’integrazione tra i venti Terminus già costruiti? — è la sola che conta davvero.

L’1% della Calabria aspetta ancora.


Riferimenti

[1] Centro Studi Itinerari Previdenziali, Osservatorio sulla spesa pubblica e sulle entrate, novembre 2024. Redditi dichiarati +28,46%, spesa welfare +45% in sedici anni. URL: https://www.itinerariprevidenziali.it/il-punto/italia-oppressa-tasse-irpef/

[2] MEF – Dipartimento delle Finanze, Statistiche IRPEF e IVA 2025. Gettito IRPEF 2024 +9,43%, reddito medio 25.820 euro. URL: https://www.fiscooggi.it/portale/-/dichiarazioni-irpef-e-iva-2025-online-le-statistiche-del-mef

[3] The European House – Ambrosetti / Microsoft, AI 4 Italy, settembre 2023. Stima perdita 3,7 milioni di occupati entro 2040. URL: https://www.ambrosetti.eu/news/ai-4-italy-impatti-e-prospettive-dellintelligenza-artificiale-generativa-per-litalia-e-il-made-in-italy/

[4] Agenas / Ministero della Salute, dati FSE Q1 2026. Consenso alla consultazione: 92% Emilia-Romagna, 1% Abruzzo-Calabria-Campania; utilizzo attivo: 65% Emilia-Romagna, 1% Marche. URL: https://www.ilnordest.it/sanita/fse-consenso-utilizzo-veneto-fvg-dati-sanita-digitale-qjdhm2b4

[5] UIL / UIL FPL, studio sulla digitalizzazione della sanità nel PNRR, febbraio 2026. Spesa: Lombardia 1%, Basilicata 29%, Lazio e Friuli 0%. URL: https://www.ildiariodellavoro.it/pnrr-ritardi-e-disparita-territoriali-nella-digitalizzazione-della-sanita-la-denuncia-in-uno-studio-della-uil-e-della-uil-fpl/

[6] Fascicolo sanitario digitale e disparità regionali: il caso Sicilia (certificato malattia presente, ticket online assente). URL: https://www.messinatoday.it/blog/fascicolo-sanitario-digitale-2026-come-funziona.html

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