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L’equazione che mancava

Zichichi, Darwin e il vizio italiano di confondere autorità con competenza

Antonino Zichichi è morto nel sonno a 96 anni, il 9 febbraio 2026. Lo scienziato che ha scoperto l’antideutone al CERN, fondato il Centro Majorana a Erice, ideato i Laboratori del Gran Sasso. Lo stesso che in prima serata spiegava che Darwin non è scienza perché non ha equazioni, e che il riscaldamento globale non è dimostrabile perché i modelli climatici non sono riproducibili in laboratorio.

Due uomini nella stessa giacca. E nessuno dei due ha mai avuto dubbi.


Nei necrologi si è fatto a gara di equilibrismo. Il ministro Giuli lo ha definito “non conformista, ancorato alla realtà effettuale anche quando è stato ostracizzato per le sue convinzioni basate su dati di realtà”. Il Post, con quella secchezza che a volte è la forma più onesta di rispetto, ha scritto che negli ultimi anni era “di fatto ignorato dalla comunità scientifica”. Vatican News ha parlato di “dialogo tra scienza e fede”. Ferdinando Boero, biologo, sul Fatto ha esordito con un memorabile “dei morti si dice sempre bene, ma ci possono essere eccezioni”.

Ognuno si è preso il suo Zichichi. Che è esattamente il problema.


Nel Marchese del Grillo, Sordi liquida ogni obiezione con nove parole: “Io so’ io, e voi non siete un cazzo.” È comico perché è vero: l’autorità di casta funziona indipendentemente dal merito della singola affermazione. Il marchese può dire qualsiasi cosa — e ha ragione comunque, perché è il marchese.

Zichichi non era un aristocratico, ovviamente. I Laboratori del Gran Sasso non sono un titolo nobiliare: sono infrastruttura viva, lì dentro si fa fisica di frontiera ogni giorno. Ma il meccanismo è quello: un risultato scientifico genuino — l’antideutone, 1965 — che diventa credenziale permanente per parlare di tutto. Evoluzione, clima, origine dell’universo, rapporto fede-ragione. Come se aver osservato antimateria a Ginevra ti qualificasse automaticamente a giudicare la paleontologia o la modellistica atmosferica.

È il vizio italiano dell’autorità trasferibile: sei bravo in una cosa, quindi sei autorevole su tutto. Lo facciamo coi registi che parlano di politica, coi calciatori che parlano di economia, coi chirurghi che parlano di nutrizione. Zichichi l’ha fatto con la fisica delle particelle e il creazionismo soft. Solo che lui aveva un acceleratore alle spalle, e questo rendeva la cosa più pericolosa.


Il suo argomento contro Darwin era semplice — e proprio per questo seducente. Lo ripeteva in ogni intervista con quella voce da professore siciliano che Crozza ha poi cristallizzato per sempre: l’evoluzione non ha equazioni, non è riproducibile in laboratorio, quindi non è scienza galileiana. Fine.

Il problema è che questa definizione di “scienza galileiana” era sua. Una gerarchia epistemologica inventata — primo livello, secondo livello, terzo livello — dove solo ciò che si esprime in forma matematica e si riproduce in un acceleratore merita il nome di scienza. Per un fisico delle particelle, è una definizione comoda: mette la propria disciplina in cima e tutto il resto in basso.

Chi ha studiato filologia classica — e qui parlo di mestiere, non di ornamento — sa riconoscere questo tipo di operazione. È un argumentum ad definitionem: ridefinisci i termini in modo che la tua conclusione diventi tautologica. Se “scienza” significa solo “equazioni + laboratorio”, allora certo che Darwin non è scienza. Ma non lo sono neppure la geologia, la cosmologia osservativa, l’epidemiologia, la linguistica storica. Tutte discipline che procedono per evidenze convergenti, non per esperimenti riproducibili nel senso stretto del termine.

I filologi lo sanno bene: non puoi riprodurre in laboratorio la trasmissione di un manoscritto medievale. Ma puoi ricostruirla con metodo, incrociando fonti, datazioni, errori di copiatura. Il risultato non è un’equazione — è un stemma codicum, un albero genealogico dei testi. Funziona. È verificabile. È scienza nel senso che produce conoscenza affidabile attraverso metodo rigoroso. Zichichi avrebbe detto che non è “di primo livello”. Un filologo avrebbe risposto che la gerarchia è arbitraria.

Ma i filologi non vanno in TV. I fisici delle particelle sì.


Sul clima la faccenda era ancora più sfacciata. Zichichi contestava i modelli matematici del riscaldamento globale con l’aria di chi ne sa più degli altri — e tecnicamente, di modelli matematici ne sapeva. Solo che i modelli climatici non sono equazioni di campo: sono simulazioni complesse, stocastiche, che incorporano feedback non lineari. Criticarli perché non sono deterministici come la meccanica quantistica è come criticare un romanzo perché non è un sonetto. Sono generi diversi. Rispondono a domande diverse. Usano strumenti diversi.

Ma l’effetto mediatico era devastante: uno scienziato vero, con curriculum vero, che dice “il riscaldamento globale non è dimostrato”. Per il pubblico generalista, questo pesa più di mille paper dell’IPCC. È il principio di autorità che funziona al contrario: invece di illuminare, oscura. E Zichichi non poteva non saperlo.


Qui entra il nodo della fede, che è poi il centro di tutto. Zichichi non era un creazionista da Kentucky — era un cattolico colto che cercava di tenere insieme Galileo e il Creatore. La sua tesi di fondo: la scienza è nata da un atto di fede (Galileo cercava le impronte di Dio nella natura), quindi scienza e fede non possono essere in contraddizione.

L’argomento ha una sua eleganza retorica. Ma è storicamente fragile: Galileo cercava regolarità matematiche nella natura, non “impronte divine” in senso teologico. Il fatto che fosse credente è biograficamente vero e scientificamente irrilevante — come il fatto che Newton fosse alchimista non rende l’alchimia prerequisito della meccanica classica. Colombo ha scoperto l’America cercando le Indie: non per questo la cartografia sbagliata è madre della geografia.

Il problema vero era un altro. Zichichi usava la distinzione tra “come” (dominio della scienza) e “perché” (dominio della fede) come leva per sottrarre intere aree del sapere alla verifica empirica. Se l’evoluzione tocca il “perché” dell’esistenza umana, allora la scienza non può avere l’ultima parola. Se il clima tocca il “perché” dell’ordine naturale, allora i modelli non bastano. È una mossa elegante: non nega la scienza, la delimita. E nei territori che le sottrae, installa la teologia.

Oddifreddi, dall’altra parte, faceva l’operazione simmetrica: tutto ciò che non è dimostrabile è superstizione. Due massimalismi che si alimentavano a vicenda, perfetti per la TV, inutili per capire qualcosa. Il format del battibecco — il logico piemontese ateo contro il fisico siciliano devoto — era commedia dell’arte pura, e come nella commedia dell’arte, i personaggi non cambiano mai idea. Arlecchino resta Arlecchino.


Ma il danno più concreto non è stato televisivo. È stato educativo.

Le posizioni di Zichichi sull’evoluzione fornirono copertura intellettuale a Letizia Moratti quando, da Ministro dell’Istruzione, eliminò Darwin dai programmi della scuola dell’obbligo. Non fu l’unico responsabile — accanto a lui c’era Roberto De Mattei, storico legionario di Cristo — ma il peso specifico di un fisico del CERN che dice “l’evoluzione non è scienza” è incomparabile con quello di un ideologo religioso che dice la stessa cosa.

Nelle aule di formazione AI per docenti, la prima domanda è invariata dal 2011 al 2024: “Copieranno?”. La seconda: “Sostituirà i professori?”. Mai qualcuno che chiedesse: “Come integriamo il pensiero critico?”. Non per colpa dei docenti — per colpa di un sistema che li ha formati a temere lo strumento, non a capirlo. Un sistema dove uno scienziato autorevole poteva dire in TV che Darwin non è scienza e nessuno, nessuno nel servizio pubblico, lo correggeva.

C’è un danno meno visibile ma più profondo. Chi è cresciuto con l’idea che la scienza vera è quella delle equazioni e delle certezze — la scienza di Zichichi, in sostanza — si trova oggi disarmato di fronte a tecnologie che funzionano senza sapere perché funzionano. Un LLM è un sistema statistico: non ha equazioni nel senso in cui le intendeva Zichichi, non è riproducibile in senso stretto, “allucina”. Per chi ha interiorizzato il modello della scienza-come-certezza, questo è incomprensibile o inaccettabile. Darwin, il clima, ChatGPT: tre cose diversissime, legate dallo stesso filo — sono sistemi probabilistici, e un Paese educato a diffidare di tutto ciò che non è deterministico non sa che farsene.

Il risultato è un Paese dove il 13% delle scuole integra l’AI nei programmi didattici [1], dove a DIDACTA le sale si riempiono di entusiasmo e poi si svuotano di pratiche, dove ogni ciclo tecnologico ricomincia da zero perché non c’è memoria istituzionale. Second Life nel 2007, tablet nel 2012, VR nel 2017, ChatGPT nel 2024. Stesse facce, stessa curva: 15% entusiasti, 20% ostili, 65% che aspettano di vedere. Il contributo di Zichichi a questo stato di cose non è quantificabile, ma non è neppure trascurabile.


C’è un’ironia finale che vale la pena notare. Zichichi ha passato decenni a combattere l’astrologia — con ragione, con passione, con efficacia. Chiamava le superstizioni “Hiroshima culturale”. E aveva ragione: la pseudoscienza è un veleno. Ma poi applicava al darwinismo e alla climatologia esattamente lo stesso schema che i difensori dell’astrologia applicano alla fisica: “non potete dimostrarlo con certezza assoluta, quindi non è vero”.

Non se ne accorgeva? O se ne accorgeva e sceglieva di non vederlo?

Forse la risposta sta in una cosa che diceva spesso: “Non siamo figli del caos”. Per lui l’ordine dell’universo doveva avere un autore. Non come ipotesi — come necessità. E quando la scienza produceva risultati che suggerivano il contrario — l’evoluzione per selezione naturale, il clima come sistema caotico — il problema non poteva essere la sua fede. Doveva essere la scienza.

È una forma di coerenza, in fondo. Solo che non è coerenza scientifica. È coerenza teologica. E la differenza conta.


Riferimenti:

[1] GoStudent (2025). “Report sul futuro dell’istruzione 2025”. 13% delle scuole italiane integra AI nei programmi didattici.

[2] Kaufman J.H. et al. (2025). “Uneven Adoption of Artificial Intelligence Tools Among U.S. Teachers and Principals”. RAND Corporation. 18% dei presidi USA riporta guidance AI fornita alle scuole.

[3] Boero F. (2026). “Addio a Zichichi, il fisico che considerava l’evoluzione ‘non una scienza’”. Il Fatto Quotidiano, 9 febbraio 2026.

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