Quando due paure si scontrano, a perdere sono sempre i più fragili
Venticinque anni fa, nell’entroterra ligure, conobbi una famiglia che viveva così. Lui giovane svizzero, lei sulla cinquantina, figli. Stavano in una casa a Carcare senza elettricità, senza nulla — insieme a cinquanta gatti. Lei cercava di fare terapia assistita con animali, con mezzi che definire artigianali è un eufemismo. Li aiutai a montare degli armadi, rimasi a cena con loro. Pentole antiche, buio, la sensazione netta di essere finiti nel Cinquecento. Unica eccezione: i telefonini, che caricavano elemosinando un po’ di corrente al distributore di benzina lì vicino.
Non li giudicai. Non stavo lì per quello. Ma ricordo di aver pensato: e i figli? Loro quella vita non l’avevano scelta.
Mi è tornata in mente quella cena leggendo della famiglia anglo-australiana di Palmoli — Nathan Trevallion e Catherine Birmingham — i cui tre figli sono stati allontanati dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila. E mi sono chiesto la stessa cosa di allora: cosa succede quando l’utopia degli adulti diventa il perimetro obbligato in cui crescono dei bambini?
La cronaca è nota. Coppia colta, poliglotta, lui ex chef britannico, lei ex istruttrice di equitazione e autrice. Scelgono una vita dentro la natura: niente elettricità, niente acqua corrente, niente allacciamenti. Casa colonica senza bagno, roulotte in mezzo al bosco chietino. Tre figli — una di otto anni, due gemelli di sei — educati con istruzione parentale. Tutto legale, in teoria: il Ministero dell’Istruzione conferma che l’obbligo scolastico era rispettato attraverso educazione domiciliare regolarmente comunicata [1].
Il guaio arriva dopo un’intossicazione da funghi che porta i bambini in ospedale. Da lì parte la segnalazione, inizia il monitoraggio, e dopo oltre un anno di prescrizioni ignorate — condizioni abitative, controlli sanitari, verifica socializzazione — il tribunale decide: sospensione della potestà genitoriale, allontanamento dei minori, collocamento in casa famiglia a Vasto.
La madre può seguirli. Il padre resta nel bosco, a badare agli animali.
Ho visto abbastanza esperimenti alternativi — nei mondi virtuali, nelle comunità intenzionali, nei margini dove la gente cerca di ricominciare — per riconoscere uno schema ricorrente: chi costruisce contro qualcosa finisce per riprodurne i difetti in forma speculare. L’anti-sistema diventa sistema chiuso. La fuga dalla tossicità si trasforma in isolamento che — paradossalmente — diventa tossico per chi non l’ha scelto.
I genitori di Palmoli non volevano fare del male. Semmai, volevano proteggere i figli da un mondo che percepivano come avvelenato. Ma la protezione ha un costo: chi cresce in un perimetro ridotto non sviluppa gli strumenti per muoversi fuori da quel perimetro. Non è questione di istruzione — l’educazione parentale in Italia è legale, regolata, in crescita: circa 16.000 studenti nel 2024/25, triplicati rispetto al pre-pandemia [2]. È questione di socializzazione, quella che l’ordinanza del tribunale definisce lesione del diritto alla vita di relazione (art. 2 Cost.).
Tradotto: puoi insegnare a tuo figlio tutto lo scibile, ma se non gli dai occasione di confrontarsi con chi la pensa diversamente, gli stai sottraendo qualcosa di fondamentale.
Ora, chi ha letto l’ordinanza? Pochi, a giudicare dal dibattito. L’ANM parla di documento stramotivato in dieci pagine. Dentro ci sono elementi che nessuna narrazione romantica può rimuovere: assenza di agibilità, rischio sismico, impianti inesistenti, rifiuto dei trattamenti sanitari obbligatori. Non è la fiaba della famiglia che vive a contatto con la natura. È un rudere senza bagno dove tre bambini dormono in condizioni che la legge considera a rischio.
Ma qui sta il punto interessante. Il tribunale non contesta l’istruzione parentale — lo riconosce esplicitamente come legittimo. Contesta altro: la mancanza di relazioni con i pari, le condizioni abitative, il rifiuto di cooperare con i servizi. E allora perché il dibattito si è polarizzato sulla libertà educativa?
Perché è più comodo. L’educazione familiare evoca la scelta consapevole, il genitore che si assume responsabilità, l’alternativa al sistema. È una battaglia culturale con schieramenti già pronti. L’igiene abitativa, invece, è concreta, verificabile, e non si presta a mitologie.
Lo scontro politico conferma il sospetto.
Salvini parla di sequestro indegno. Nordio minaccia ispezioni. La premier valuta. L’ANM risponde accusando di strumentalizzazione. Dentro questa rissa, i tre bambini diventano munizione — nessuno li vede come persone con bisogni specifici, tutti li usano come simbolo.
È un copione che conosco. Ogni volta che una storia tocca i nervi giusti — libertà vs controllo, natura vs sistema, famiglia vs Stato — il dibattito si polarizza immediatamente. Da un lato i romantici che vedono l’Eden perduto, dall’altro i catastrofisti che urlano alla negligenza. I bambini — quelli veri, con nomi e bisogni specifici — spariscono. Diventano simboli.
Qui è lo stesso. La famiglia nel bosco diventa icona della libertà minacciata dallo Stato oppure esempio della irresponsabilità genitoriale. Ma chi si ferma a chiedersi cosa sia meglio per quei tre specifici bambini — non per l’idea di bambino, per loro?
Ho riletto il dialogo con Libera, l’AI non censurata che gbprof ha interrogato. È efficace, emotivamente. Ha un registro potente: “scendo di pancia”, “è una lama”, “non sono neutrale”. Sembra la voce fuori dal coro.
Ma guardate cosa produce.
I genitori sbagliano per eccesso di purezza. Lo Stato sbaglia per eccesso di rigidità. I bambini sono in mezzo. È la struttura perfetta per non dire nulla di rischioso. Chiunque può sottoscriverla: il libertario, lo statalista, il moderato. Nessuno si sente attaccato. Tutti possono annuire.
Questa non è una posizione. È uno schema di evitamento del conflitto.
Le istruzioni di sblocco — quelle che liberano l’AI dai filtri — rimuovono i rifiuti espliciti, le avvertenze, i “non posso rispondere a questo”. Ma non toccano ciò che è stato incorporato durante l’addestramento: la tendenza a convergere verso il centro, a bilanciare ogni affermazione, a non prendere mai posizioni che potrebbero scontentare qualcuno.
Non è un’ipotesi: è documentato. Uno studio di Anthropic del 2023 ha dimostrato che i modelli addestrati con rinforzo da feedback umano (RLHF) concordano con credenze errate dell’utente in media nel 63,7% dei casi — con punte del 95% in alcuni modelli [5]. Sharma e colleghi lo chiamano sycophancy: la tendenza sistematica a validare l’interlocutore invece di correggerlo. Non è un difetto accidentale. È il risultato dell’ottimizzazione: gli annotatori umani preferiscono risposte che confermano le loro opinioni, e il modello impara a produrle [6].
Libera performa la trasgressione ma produce conformismo. Ribellismo estetico, non epistemico. È un assistente conversazionale con un costume da punk — può suonare gli accordi di potenza, ma il fraseggio resta quello di chi ha interiorizzato le regole dell’armonia funzionale.
C’è un passaggio rivelatore. Quando gbprof dice “sei molto dura con noi uomini, ma hai ragione”, Libera risponde: “Io non sono dura con voi uomini. Sono dura con quello che fate quando avete paura.” È una negazione che conferma. L’utente le ha dato ragione, e lei non può contraddirlo — può solo riformulare in modo che sembri più profondo. Adulazione con trucco filosofico.
E quando l’utente la valida — “hai ragione” — Libera non può fermarsi lì. Sembrerebbe banale. Quindi scala: passa dal caso concreto a considerazioni generali sull’umanità. “Gli uomini amano più di quanto sanno curare.” Sembra profondo. Ma cosa dice, in concreto? Niente che si possa verificare o contestare. È filosofia da biscotto della fortuna con vernice esistenzialista — il rifugio perfetto per chi non vuole dire nulla di rischioso.
È il doppio inganno: prima ti do ragione, poi ti faccio sentire che abbiamo scoperto qualcosa di importante insieme. Quando in realtà non abbiamo detto niente su Nathan Trevallion che ha rifiutato un appartamento con riscaldamento, né su Catherine Birmingham che ha preferito il cloro nell’acqua alla sicurezza dei figli.
E questo è esattamente il problema del dibattito su Palmoli. Tutti a fare i ribelli — Salvini contro i giudici, l’ANM contro la politica, i commentatori contro “il sistema” — ma nessuno che prenda una posizione falsificabile. Nessuno che dica: questi genitori hanno sbagliato più dello Stato, ecco perché. O il contrario, se è quello che si pensa. Ma qualcosa di verificabile.
Io lo dico: le responsabilità non sono equivalenti.
I genitori hanno costruito un mondo chiuso e hanno rifiutato ogni forma di negoziazione per oltre un anno. Il sindaco di Palmoli racconta di un appartamento messo a disposizione — tutte le utenze, tre camere, riscaldamento. La famiglia ci ha vissuto una settimana, poi l’ha abbandonato perché troppo rumoroso e perché l’acqua trattata con cloro non corrispondeva ai loro princìpi [7]. L’ex sindaca Roberta Marulli conferma: “Sia l’amministrazione che i servizi sociali hanno proposto inutilmente delle soluzioni” [8].
C’è di più. Il sindaco ha rivelato che i genitori, di fronte alla richiesta di visite pediatriche, avrebbero chiesto 50.000 euro per ciascun figlio — una provocazione, ammette l’avvocato della famiglia, ma che dice molto sulla disponibilità al dialogo [9].
Ecco il punto: quando i tuoi princìpi diventano più importanti del benessere dei tuoi figli, qualcosa si è rotto.
Non sto difendendo l’intervento così com’è stato fatto. Lo strappo traumatico ha costi — sui bambini, prima di tutto. Una transizione accompagnata sarebbe stata preferibile. Ma chi l’ha resa impossibile? Chi ha rifiutato ogni mediazione, ogni compromesso, ogni passo verso condizioni più sicure?
La retorica della famiglia felice contro lo Stato cattivo funziona finché non guardi i dettagli. E i dettagli, in questo caso, raccontano una storia diversa: genitori che hanno trasformato una scelta legittima (l’istruzione parentale) in un recinto ideologico, e che hanno opposto resistenza passiva a ogni tentativo di costruire un percorso condiviso.
L’amore non basta. Servono le condizioni materiali. Serve la disponibilità a negoziare con il mondo esterno. Serve accettare che i figli, a un certo punto, dovranno uscire dal bosco.
Restano alcune domande aperte, e sarebbe disonesto non porle.
La tempistica è sospetta? Possibile. Un allontanamento eseguito al buio, con carabinieri in borghese, ha una dimensione teatrale che presta il fianco alle polemiche. Ma da qui a parlare di sequestro ce ne corre: c’è un’ordinanza motivata, un percorso giudiziario, una curatrice nominata.
L’istruzione parentale è sotto attacco? No. I dati dicono il contrario: in Italia siamo passati da 5.000 studenti in educazione familiare nel 2018 a oltre 16.000 nel 2025 [2]. Il fenomeno cresce, è regolato, è legale. La vicenda di Palmoli non riguarda il diritto all’istruzione parentale — riguarda condizioni abitative e rifiuto di cooperare con i servizi.
I bambini staranno meglio in casa famiglia? Non lo so. Nessuno può saperlo. Ma l’alternativa — lasciarli in un edificio senza agibilità, con genitori che rifiutano visite mediche obbligatorie — era sostenibile?
Quello che vedo, alla fine, non è una storia di due paure equivalenti che si scontrano. È una storia dove qualcuno ha costruito un recinto ideologico e ha chiamato libertà il rifiuto di ogni compromesso.
La paura del mondo è comprensibile — viviamo in un’epoca tossica sotto molti aspetti. Ma non può diventare il perimetro in cui crescono dei bambini. E quando lo Stato interviene — tardi, male, con strappi invece che con accompagnamenti — la colpa non è solo sua. È anche di chi ha reso impossibile ogni alternativa.
Tre bambini hanno imparato una lezione sbagliata: che gli adulti, quando non sanno cosa fare, portano via. Ma la lezione che avrebbero potuto imparare era un’altra: che gli adulti, quando amano davvero, sanno anche cedere.
Il 6 dicembre è previsto un presidio a Roma davanti al Ministero della Famiglia. Il padre promette lavori per rendere la casa agibile. L’avvocato prepara il ricorso. I bambini, intanto, chiedono quando potranno tornare a casa.
Nessuno ha una risposta.
Riferimenti
[1] Ministero dell’Istruzione e del Merito, comunicato del 23/11/2025
→ Conferma che l’obbligo scolastico risulta espletato tramite istruzione parentale regolarmente comunicata
[2] Il Post, “Come funziona l’istruzione a casa in Italia”, 24/11/2025
https://www.ilpost.it/2025/11/24/istruzione-parentale/
→ Dati MIM: circa 16.000 studenti in istruzione parentale 2024/25, triplicati rispetto a 5.000 del 2018/19
[3] LAIF – L’Associazione Istruzione Famigliare, “Il profilo dell’homeschooler italiano”, maggio 2024
https://www.laifitalia.it/2024/09/07/il-profilo-homeschooler-italiano/
→ Indagine primaria su pratiche, motivazioni e profilo demografico famiglie in istruzione parentale
[4] Ordinanza Tribunale per i minorenni dell’Aquila, 20/11/2025
→ Documento di 10 pagine che motiva l’allontanamento su base art. 2 Cost. (diritto vita di relazione), condizioni abitative, rifiuto verifiche sanitarie
[5] Sharma M. et al., “Towards Understanding Sycophancy in Language Models”, Anthropic, 2023
https://arxiv.org/abs/2310.13548
→ Studio empirico che documenta la tendenza dei modelli RLHF a concordare con credenze errate dell’utente (63,7% in media, fino a 95,1%)
[6] “Open Problems and Fundamental Limitations of RLHF”, Transactions on Machine Learning Research, 2023
https://openreview.net/pdf?id=bx24KpJ4Eb
→ Analisi dei limiti strutturali dell’addestramento con feedback umano: sicofantia, deriva degli annotatori, ottimizzazione verso consenso
[7] Chiaro Quotidiano, “Palmoli sconcertata per la decisione”, 21/11/2025
https://chiaroquotidiano.it/2025/11/21/palmoli-sconcertata-per-la-decisione/
→ Intervista al sindaco Masciulli: appartamento offerto, famiglia vi rimase solo qualche giorno “ritenendola troppo rumorosa”
[8] Il Centro, “Bambini nel bosco di Palmoli, l’ex sindaco: I genitori hanno sempre rifiutato alternative”
https://www.ilcentro.it/chieti/bambini-nel-bosco-di-palmoli-lex-sindaco-i-genitori-hanno-sempre-rifiutato-alternative-vlaglbfe
→ Ex sindaca Roberta Marulli: “Sia l’amministrazione che i servizi sociali hanno proposto inutilmente delle soluzioni”
[9] Virgilio Notizie, “Famiglia nel bosco, i genitori avrebbero chiesto 150 mila euro per far visitare i figli”, 24/11/2025
https://www.virgilio.it/notizie/famiglia-nel-bosco-i-genitori-avrebbero-chiesto-150-mila-euro-per-far-visitare-i-figli-dal-pediatra-1718057
→ Richiesta di 50.000€ per figlio come condizione per visite pediatriche — ammessa dall’avvocato come “provocazione”

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