Un’analisi senza fronzoli di un progetto ambizioso alle prese con i classici problemi italiani
Il Grande Disegno (e le Prime Crepe)
Il Database ITALIC si presenta come l’ennesimo tentativo di portare l’Italia nel XXI secolo digitale, questa volta puntando sul patrimonio culturale. L’idea di fondo è nobile quanto prevedibile: creare un mega-archivio digitale che raccolga tutto il patrimonio umanistico italiano, dai cocci etruschi ai manoscritti medievali, passando per tutto ciò che sta in mezzo.
Il progetto promette di essere la soluzione definitiva per democratizzare l’accesso alla cultura, abbattere le barriere geografiche e trasformare ogni ricercatore in un Indiana Jones digitale. Bella l’idea. Ora vediamo come va a sbattere contro la realtà.
Le Domande Che Nessuno Vuole Fare
Chi Comanda Davvero?
La governance di ITALIC DB rimane avvolta in quella nebbia tipicamente italiana che permette a tutti di sentirsi importanti senza che nessuno si prenda davvero la responsabilità. Chi decide cosa entra e cosa resta fuori? Quali sono i criteri? E soprattutto: chi paga quando le cose vanno male?
L’esperienza insegna che quando un progetto italiano non ha una governance cristallina fin dall’inizio, si trasforma rapidamente in un feudo digitale dove ognuno tira l’acqua al proprio mulino accademico.
Il Solito Problema dei Soldi
Ah, la sostenibilità economica. Quella bestia nera di ogni progetto pubblico italiano che parte con grandi fanfare e finisce in modalità “speriamo che qualcuno continui a pagare le bollette”.
I database richiedono manutenzione continua, aggiornamenti, migrazioni tecnologiche. Non sono come i libri che, una volta stampati, stanno lì per decenni. Sono più come giardini digitali: se smetti di curarli, muoiono. E in Italia, la manutenzione è tradizionalmente vista come un optional.
I Nemici Storici dell’Innovazione Italiana
La Frammentazione: Il Nostro Sport Nazionale
L’Italia eccelle nella frammentazione istituzionale. Abbiamo soprintendenze che non parlano con le università, università che ignorano i musei, musei che fanno finta che le biblioteche non esistano. Ognuno nel proprio orticello, ognuno con il proprio sistema informatico incompatibile con tutti gli altri.
ITALIC DB dovrebbe far dialogare questi mondi paralleli. È un po’ come voler organizzare una cena di famiglia dove tutti i parenti si odiano: tecnicamente possibile, praticamente un incubo.
Il Divario Digitale: Nord vs Sud, Digitale Edition
Mentre alcune istituzioni del Nord hanno già abbracciato la rivoluzione digitale (con risultati variabili), molte realtà del Sud ancora lottano con problemi più prosaici come la connessione internet stabile.
Il rischio? Un database che rappresenta magnificamente i fondi digitalizzati del Politecnico di Milano e malamente gli archivi parrocchiali siciliani. Niente di nuovo sotto il sole, insomma.
Copyright: Il Labirinto Giuridico
E poi c’è il copyright, quell’adorabile groviglio di norme che rende ogni avvocato specializzato ricco e ogni database manager depresso. Quando puoi digitizzare cosa? Chi possiede i diritti su una fotografia di un affresco del XV secolo? E se l’affresco è in una chiesa privata?
In Italia, dove ogni pietra ha una storia giuridica complessa quanto Il Nome della Rosa, navigare tra i diritti è un’arte che richiede più diplomazia che competenza tecnica.
Le Applicazioni (Quando Funziona)
Ricerca Accademica: Il Sogno
Nel mondo ideale, ITALIC DB diventa il Google Scholar delle humanities italiane. Ricercatori di tutto il mondo accedono con un click a fonti che prima richiedevano pellegrinaggi da un archivio all’altro.
Interdisciplinarità fiorente, collaborazioni internazionali, citazioni che volano. Bellissimo. Quando funziona.
Didattica: Dalle Aule Polverose al Cloud
Gli studenti potrebbero finalmente toccare con mano (digitalmente parlando) i documenti di cui sentono parlare a lezione. Niente più fotocopie sgranate di manoscritti illeggibili. Digital natives che finalmente si riconciliano con il passato attraverso interfacce moderne.
Cultura Pop: Quando i Dati Diventano App
Il vero test sarà vedere se qualcuno riuscirà a trasformare questi dati in qualcosa di davvero popolare. App di realtà aumentata nei centri storici, percorsi tematici personalizzati, giochi che insegnano la storia.
L’Italia ha il patrimonio, ha (teoricamente) i dati. Resta da vedere se ha l’immaginazione digitale per renderli interessanti.
Le Trappole Nascoste
L’Illusione della Completezza
Un database, per quanto ambizioso, non sarà mai neutrale. Ogni scelta di inclusione è anche una scelta di esclusione. Chi decide che il fondo medievale della Biblioteca X è più importante degli archivi ottocenteschi dell’Archivio Y?
Il rischio è creare un canone digitale che riflette più i rapporti di forza accademici attuali che la reale ricchezza del patrimonio italiano.
Dipendenza Tecnologica: Il Nuovo Analfabetismo
Cosa succede quando l’interfaccia si aggiorna e metà degli utenti non capisce più come usarla? O quando un cyberattacco manda tutto offline per settimane? L’eccessiva digitalizzazione può creare nuove forme di esclusione.
Standardizzazione vs. Autenticità
Per far parlare sistemi diversi serve standardizzazione. Ma standardizzare significa anche omologare. Come preservi la specificità di tradizioni archivistiche regionali diverse quando devi farle entrare tutte nello stesso schema?
Il Verdetto Provvisorio
ITALIC DB rappresenta il classico progetto italiano: ambizione visionaria, problemi strutturali prevedibili, potenziale enorme. Potrebbe rivoluzionare le humanities digitali italiane o diventare l’ennesimo cadavere tecnologico di cui ci dimentichiamo dopo qualche anno.
La differenza la faranno tre fattori: governance trasparente, finanziamento sostenibile e competenze interdisciplinari. In Italia, avere tutti e tre contemporaneamente è raro quanto trovare un parcheggio gratuito in centro a Roma.
Ma forse, proprio per questo, vale la pena provarci. Perché quando gli italiani riescono a mettere insieme le loro competenze senza farsi la guerra tra loro, i risultati possono essere sorprendenti.
L’importante è non illudersi che basti mettere online qualche database per diventare automaticamente più moderni. La tecnologia amplifica quello che già siamo: nel bene e nel male.
Riferimenti:
- Moretti, F. (2020). Digital Humanities e frammentazione istituzionale italiana
- Salaroli, R. (2021). Sostenibilità economica dei progetti culturali digitali
- AA.VV. (2022). Governance dei dati culturali: esperienze europee a confronto

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