Quando ancora non esistevano i filtri Instagram, due visionari italiani armati di cineprese primitive e un’audacia che sfidava la fisica stavano già documentando la realtà. Era il 1896, l’anno in cui l’Italia scoprì che catturare la vita in movimento non era solo possibile, ma irresistibilmente commerciale.
I Pionieri del Primo Schermo
Vittorio Calcina e Italo Pacchioni: nomi che oggi suonano come una strana marca di biscotti, ma che rappresentano l’avant-garde di una rivoluzione visiva. Il primo, operatore ufficiale dei fratelli Lumière, il secondo un self-made inventor che costruiva cineprese nel suo laboratorio torinese come altri aggiustavano orologi.
Non erano semplici documentaristi. Erano archeologi del presente, consapevoli di star cristallizzando momenti che sarebbero diventati Storia con la S maiuscola.
Il Papa in Movimento: Primo Colpo da Maestro
Calcina capì subito dove puntare l’obiettivo. Papa Leone XIII – il Pontefice che aveva appena pubblicato la Rerum Novarum e stava ridefinendo il rapporto tra Chiesa e modernità – diventa il protagonista involontario del primo celebrity endorsement della storia italiana.
▶️ Papa Leone XIII (1896) – https://www.youtube.com/watch?v=l6IPhG2SDtU
Due minuti e ventitré secondi che valgono una tesi di laurea in antropologia visuale. Il Papa benedice, saluta dalla carrozza, riceve fedeli inginocchiati. Non sta recitando – sta semplicemente essendo, inconsapevole che quei gesti diverranno l’archetipo della presenza mediatica papale per i secoli successivi.
La genialità di Calcina non sta nella tecnica (rudimentale), ma nell’intuizione sociologica: aveva capito che il potere ha bisogno di essere visto per esistere. Un concetto che i social media manager del Vaticano studiano ancora oggi.
Torino 1898: Il Mondo in Miniatura
Non pago, Calcina documenta l’Esposizione Generale Italiana del 1898 a Torino – evento che trasformò la città sabauda nel palcoscenico dell’Italia che si voleva moderna e industriale.
▶️ L’entrata dell’esposizione di Torino (1898) – https://www.youtube.com/watch?v=-4YX1CD4XJA
Diciotto minuti di pura sociologia applicata: carrozze, cilindri, baffi imperturbabili e quella veduta aerea da pallone frenato Godard che anticipa di un secolo i droni. È il primo esempio italiano di “event coverage” – documentazione di un happening destinato a costruire consenso e identità nazionale.
Quello che vediamo non è solo un’esposizione, ma l’autoritratto di un Paese che si sta inventando come potenza europea. Ogni inquadratura è un manifesto politico inconsapevole.
Pacchioni e la Nascita della Finzione
Dall’altra parte del ring cinematografico, Italo Pacchioni intuisce qualcosa di ancora più rivoluzionario: la messa in scena. Il suo “Finto Storpio” è un esperimento narrativo che anticipa di decenni la commedia dell’arte cinematografica.
▶️ Il Finto Storpio (1896) – https://www.youtube.com/watch?v=4ZPa2frcsVg
Quarantatré secondi che contengono il DNA del cinema italiano: ironia, critica sociale mascherata da intrattenimento, e quella sottile crudeltà che renderà immortali Totò e Alberto Sordi. Non è documentazione, è commentario. Pacchioni aveva capito che il cinema poteva mentire per dire la verità.
L’Ecosistema Tecnologico del 1896
Questi esperimenti non nascevano nel vuoto. Mentre Edison commercializzava il Kinetoscopio per visioni individuali e i Lumière puntavano sulla proiezione collettiva, l’Italia sviluppava una terza via: quella dell’appropriazione creativa.
Filoteo Alberini brevettava il Kinetografo italiano nel 1895. Pacchioni costruiva le sue macchine. L’Italia non stava copiando – stava hackerando la tecnologia per adattarla alle proprie esigenze narrative e commerciali.
Era l’epoca dell’artigianato industriale: ogni inventore doveva essere contemporaneamente ingegnere, imprenditore, artista e showman. Un profilo che, con le dovute proporzioni, ricorda quello dei founder delle startup di oggi.
Il Paradosso della Memoria
Questi filmati sono sopravvissuti per caso. La pellicola al nitrato si deteriorava, si incendiava, spariva. Quello che vediamo oggi è una frazione infinitesimale della produzione dell’epoca – come se tra cent’anni rimanessero solo pochi video di TikTok per spiegare gli anni Venti del XXI secolo.
La fragilità del supporto ha reso questi pionieri degli involontari curatori della memoria collettiva. Ogni inquadratura che è arrivata fino a noi è un miracolo di conservazione e un interrogativo su tutto quello che abbiamo perso.
Il Cinema come Dispositivo Sociale
Calcina e Pacchioni stavano sperimentando quella che oggi chiamiamo “media literacy” senza saperlo. I loro spettatori del 1896 imparavano a decodificare un linguaggio nuovo, a distinguere tra documentazione e finzione, a metabolizzare l’idea che la realtà potesse essere catturata, manipolata, riprodotta.
Era l’alfabetizzazione visuale di una nazione che si preparava al Novecento. Il cinema italiano nasceva già maturo: consapevole del proprio potere, ironico sui propri mezzi, pronto a mentire per raccontare verità più profonde.
Altri Frammenti di Storia:
- Roma Video 1896-1936 – https://www.youtube.com/watch?v=DG71Jotl1Go
- Film a Milano (Playlist) – https://www.youtube.com/playlist?list=PLeszPa8-MjgAsXzkz_HpwbNdOZLvwtwza
Riferimenti:
- Bernardini, Aldo. Cinema muto italiano (Nuova ERI, 1980-1982)
- Brunetta, Gian Piero. Storia del cinema italiano (Editori Riuniti, 1993)
- Bertetto, Paolo. L’invenzione del cinema (Laterza, 2020)
- Archivi digitali dell’Istituto Luce-Cinecittà

Leave a comment