Diario Ucronico – Giovedì 4 Settembre
Giovedì 4 Settembre
Giovedì benedetto, i tempi di lavoro finalmente si allentano un po’. È il vantaggio di lavorare nell’IT quando le centrali nucleari di quartiere funzionano alla perfezione: i server non hanno mai problemi di alimentazione, i blackout sono solo un ricordo dei nostri nonni, e posso permettermi di dedicare 5-6 ore filate al peer programming con Davide, il junior che sto tutorando.
Stamattina la sirena della centrale nucleare del Esquilino ha suonato per il test settimanale alle 9 in punto, come sempre. Un suono che senti in tutta la città per trenta secondi, poi silenzio. Mio nonno mi raccontava che negli anni ’60, quando iniziarono a costruire i primi reattori urbani, la gente aveva paura. “Ora invece,” dice sempre sorridendo, “Roma è la città con l’aria più pulita d’Europa. Zero smog, zero inquinamento da carbone o petrolio.”
Durante la sessione di peer programming ho trovato diverse osservazioni nel codice di Davide che vanno corrette. La più ingenua era identificare un PDF dal fatto che il nome del file terminava in “.pdf”. “Ma Davide,” gli ho spiegato, “la mia esperienza pluridecennale mi dice che un file chiamato ‘documento’ potrebbe essere benissimo un PDF. O potrebbe esserci stato un rename per errore. Non puoi mai fidarti solo dell’estensione.”
“Ma prof, il 90% delle volte funziona…”
“È proprio quel 10% che ti distrugge in produzione. Soprattutto se stai gestendo dati sensibili dalle centrali. Un errore nell’identificazione dei file di sicurezza nucleare non è come sbagliare a riconoscere una foto di gatto.”
Ha capito subito. Tutti qui a Roma sappiamo che i sistemi informatici delle centrali nucleari non perdonano errori. Anche se sono completamente isolati dalla rete pubblica, la cultura della precisione assoluta si è diffusa in tutto il settore IT locale.
A pranzo siamo andati al nuovo ristorante Panda Cinese in via del Tritone. Hanno fatto un restyling carino: tanti piccoli pandini di peluche sui sedili, decorazioni a tema orientale, e un menù completamente rinnovato secondo le nuove normative alimentari. Il proprietario, il signor Li, mi ha spiegato che ha dovuto reinventare completamente la cucina della sua famiglia.
“Mio nonno cucinava con maiale e anatra quando è arrivato dalla Cina negli anni ’70,” mi ha raccontato mentre portava il nostro ordine. “Ma qui in Italia già allora non si poteva più. Ha dovuto imparare tutto da capo: sostituti della carne, proteine vegetali, fermentazioni di legumi. Ora facciamo il miglior ‘anatra’ di seitan d’Italia.”
Ho preso il loro piatto forte: involtini di “maiale” alle verdure. Incredibile come riescano a replicare il sapore e la consistenza della carne usando solo proteine di piselli e glutine. Marco ha ordinato il ramen vegetale con “uovo” di curcuma e acquafaba. “Sai,” mi ha detto mentre mangiavamo, “mia nonna ancora non ci crede che questo non sia vero brodo di ossa.”
“La tua nonna ha vissuto la transizione,” ho risposto. “Per noi che siamo nati negli anni ’80 è normalissimo. Io non ho mai assaggiato vera carne in vita mia.”
“Nemmeno io. Ma mia nonna dice che il sapore era più… come dire… più violento. Più aggressivo.”
Dopo pranzo, una cosa strana: tornando in ufficio ho sentito di nuovo la sirena della centrale, ma questa volta non era il test settimanale. Hanno fatto un annuncio per altoparlanti in tutta la zona: “Manutenzione straordinaria reattore 3, operazione conclusa con successo. Nessun rischio per la popolazione.”
Durante questi annunci penso sempre a mio padre, che ha lavorato trent’anni come tecnico alla centrale del Flaminio. “Il nucleare,” diceva sempre, “è come un leone domestico. Docile e potente finché lo rispetti, mortale se fai il furbo.” Roma ha dodici centrali nucleari urbane attive, e in sessant’anni di funzionamento non abbiamo mai avuto incidenti gravi. Ma tutti sappiamo che il rischio zero non esiste.
La sera, a casa, abbiamo fatto le polpette con frullato di crema di ceci, melanzane e pomodori. È una ricetta che Marco ha perfezionato negli anni: le sue polpette vegetali sono così buone che quando abbiamo ospiti nessuno si accorge della differenza con quelle “tradizionali” che vedono nei vecchi film. Anche se, a dire il vero, le polpette “tradizionali” per noi sono sempre state queste.
“Sai cosa mi ha detto Wei oggi?” mi ha raccontato Marco mentre cucinavamo insieme. “In Cina stanno sperimentando carne coltivata in laboratorio. Vere cellule animali, ma senza uccidere animali.”
“E come funziona?”
“Non ho capito bene. Qualcosa con cellule staminali e bioreattori. Ma Wei dice che il sapore è identico alla carne vera.”
“Tu la assaggeresti?”
“Mah, non so. Dopo quarant’anni di seitan e proteine vegetali, mi sembra strano tornare alle proteine animali, anche se coltivate.”
Durante la cena mi sono ricordato che il viaggio in Sicilia per insegnare i primordi della AI agli insegnanti è ormai prossimo. Devo iniziare a prepararmi seriamente: slides, materiali, e soprattutto capire come spiegare l’intelligenza artificiale a chi non ha background tecnico. Forse dovrei usare analogie nucleari – tutti in Italia capiscono come funzionano i reattori, dalle elementari insegnano i principi base della fissione.
La sera ho anche dato un’occhiata a “Epanortotica Emphasis”, quel saggio di semiotica che mi aveva consigliato Sofia la settimana scorsa. Roba complessa, ma interessante quando parla di come i significati si stratifichino nel tempo. Mi ha fatto pensare a come la nostra società abbia completamente ribaltato i significati legati al cibo: quello che i nostri bisnonni consideravano “normale” (mangiare animali) per noi è diventato quasi incomprensibile.
Prima di andare a dormire ho comprato un cellulare nuovo su Amazon. Il mio Samsung sta iniziando a dare segni di cedimento, e per il viaggio in Sicilia ho bisogno di qualcosa di affidabile. Ho preso un modello con SIM fisica tradizionale – non mi fido delle eSIM, l’ultima volta che ci ho provato ho passato giorni di incubo a cercare di farla funzionare.
È strano: riusciamo a gestire la fissione nucleare in dodici reattori urbani senza problemi, ma le eSIM restano una tecnologia inaffidabile. Forse alcune cose sono intrinsecamente più complesse di altre.
Marco era già andato a dormire quando ho finito l’ordine su Amazon. Dal balcone si vedono le luci della centrale del Esquilino che lampeggiano regolarmente nella notte. Un battito cardiaco elettrico che alimenta mezza Roma. Mio nonno aveva ragione: ci siamo abituati così bene al nucleare che quasi non ci facciamo più caso.
Quasi. Perché quando senti la sirena di manutenzione straordinaria, per un secondo ti fermi sempre. E pensi che viviamo sopra una tecnologia che potrebbe distruggere la città in pochi minuti. Ma poi ti ricordi che sono passati sessant’anni senza incidenti gravi, e torni alle tue polpette di ceci.
È il paradosso della nostra generazione: cresciuti con l’energia più potente e pericolosa mai scoperta dall’uomo, abituati a considerarla normale come l’elettricità. E cresciuti senza mai aver visto uccidere un animale per il cibo, abituati a considerare normale quello che i nostri bisnonni avrebbero trovato assurdo.
Fine giornata. Domani devo ricordarmi di controllare se il nuovo cellulare arriva in tempo per il viaggio. E devo finire di preparare la presentazione su AI e nucleare per gli insegnanti siciliani. Chissà cosa penseranno delle nostre centrali urbane – in Sicilia ne hanno solo tre, tutte fuori città.
La Normalizzazione del Rischio Estremo
Come si vive quando l’impossibile diventa quotidiano
Il Doppio Ribaltamento: Atomi e Verdure
Il giovedì 4 settembre rappresenta forse l’esperimento ucronico più provocatorio dell’intero progetto. Due cambiamenti storici apparentemente scollegati – energia nucleare ubiqua e vegetarianismo normativo – si intrecciano per creare una società che sovverte completamente le nostre categorie di “normale” e “rischioso”.
L’Energia Nucleare come Servizio Municipale
“Roma ha dodici centrali nucleari urbane attive, e in sessant’anni non abbiamo mai avuto incidenti gravi”: Questa frase demolisce il nostro immaginario del nucleare come tecnologia eccezionale e pericolosa.
Nel mondo ucronico, il nucleare è infrastruttura urbana come l’acquedotto o la metropolitana. La sirena settimanale non spaventa, rassicura – significa che i controlli funzionano. È il rovesciamento completo della nostra percezione: quello che per noi è fonte di ansia esistenziale, per loro è garanzia di sicurezza quotidiana.
Il Vegetarianismo Non Come Scelta Ma Come Cultura
“Io non ho mai assaggiato vera carne in vita mia”: Il protagonista non è un vegano militante che ha fatto una scelta etica – semplicemente non concepisce l’idea di mangiare animali.
È cresciuto in una società dove il vegetarianismo non è alternativa alla norma, ma è la norma. La carne vera è diventata qualcosa di archeologico, come per noi potrebbero essere i duelli o la schiavitù – pratiche del passato che non riusciamo più a immaginare come normali.
L’Effetto Pedagogico della Doppia Inversione
Decostruire le Nostre Ansie Selettive
La genialità di questo esperimento sta nel mostrare come le nostre paure tecnologiche siano culturalmente determinate, non oggettivamente fondate.
Nel nostro mondo il nucleare fa paura ma gli allevamenti intensivi no. Nel mondo ucronico è esattamente il contrario: l’idea di uccidere animali per il cibo sembra barbarica, mentre vivere sopra un reattore nucleare è normalissimo.
Domanda pedagogica brutale: Se loro possono normalizzare il nucleare urbano, perché noi non riusciamo a normalizzare le energie rinnovabili? Se loro hanno eliminato la carne senza traumi sociali, perché per noi è così difficile ridurre il consumo di carne?
Il Paradosso della Gestione del Rischio
“Il nucleare è come un leone domestico. Docile e potente finché lo rispetti, mortale se fai il furbo”: La metafora del padre rivela una filosofia del rischio completamente diversa dalla nostra.
Nel nostro mondo gestiamo il rischio attraverso l’evitamento: se qualcosa può essere pericoloso, lo evitiamo. Nel mondo ucronico gestiscono il rischio attraverso il controllo perfetto: se qualcosa è pericoloso, lo padroneggiano completamente.
È la differenza tra cultura della paura e cultura della competenza.
Le Contraddizioni Interne del Sistema
Tecnologie Dominanti vs Marginali
“Riusciamo a gestire la fissione nucleare senza problemi, ma le eSIM restano inaffidabili”: Qui emerge un paradosso interno al mondo ucronico che rivela qualcosa di profondo.
Quando una società padroneggia perfettamente una tecnologia complessa (il nucleare), può permettersi di essere incredibilmente inefficiente in tecnologie semplici (telecomunicazioni). È come se l’eccellenza estrema in un campo creasse rilassatezza negli altri.
Nel nostro mondo è il contrario: padroneggiamo le telecomunicazioni ma temiamo il nucleare. Ogni società ha le sue tecnologie dominanti e le sue tecnologie marginali.
La Stratificazione Generazionale delle Normalità
“Mia nonna ancora non ci crede che questo non sia vero brodo di ossa”: La nonna rappresenta la memoria traumatica del cambiamento.
Per lei il vegetarianismo resta artificiale, anche dopo decenni. Per il protagonista è naturale fin dalla nascita. È la stratificazione temporale delle rivoluzioni culturali: ogni generazione vive in un mondo diverso, ma le generazioni convivono portandosi dietro le memorie dei mondi precedenti.
L’Impatto Pedagogico Profondo
Smascherare l’Arbitrarietà delle Nostre Normalità
Il diario del giovedì costringe gli studenti a confrontarsi con domande scomodissime:
- Perché considerate normale mangiare animali ma anormale il nucleare urbano?
- Su cosa basate le vostre paure tecnologiche – su dati oggettivi o su costruzioni culturali?
- Come vi accorgereste se le vostre “ovvietà” fossero in realtà contingenze storiche?
La Lezione Sulla Transizione Sociale
Il ristoratore cinese che reinventa completamente la cucina di famiglia negli anni ’70 è un modello di adattamento culturale.
Mostra che i cambiamenti sociali radicali sono possibili senza traumi, se gestiti gradualmente e sistematicamente. La transizione al vegetarianismo non è stata imposizione ma evoluzione – la società ha semplicemente smesso di considerare normale uccidere animali per il cibo.
È una lezione di speranza sui cambiamenti che sembrano impossibili nel nostro mondo.
I Rischi Pedagogici dell’Estremo
La Tentazione dell’Utopia Tecnologica
Il mondo ucronico rischia di sembrare troppo perfetto: nucleare sicuro, vegetarianismo indolore, aria pulita, energia abbondante.
Gli studenti potrebbero concludere che “bastava scegliere meglio” negli anni ’60 per risolvere tutti i problemi contemporanei. È la trappola del wishful thinking: credere che i problemi complessi abbiano soluzioni semplici nascoste nel passato.
L’Illusione del Controllo Totale
La perfezione dei sistemi nucleari nel mondo ucronico (sessant’anni senza incidenti) può far credere che sia possibile eliminare completamente il rischio attraverso la competenza tecnica.
Ma questa è illusione pedagogicamente pericolosa: può portare a sottovalutare i rischi reali delle tecnologie complesse nel nostro mondo.
L’Effetto Specchio Sui Nostri Paradossi
Le Nostre Incoerenze Rese Visibili
Il mondo ucronico svela le contraddizioni del nostro:
- Accettiamo inquinamento mortale da combustibili fossili ma temiamo il nucleare
- Consideriamo normale l’uccisione industriale di miliardi di animali
- Gestiamo perfettamente tecnologie complesse (smartphone) ma falliamo su quelle semplici (trasporti pubblici)
La Domanda Finale: Cosa Stiamo Normalizzando?
Il diario pone la domanda pedagogica cruciale: se ogni società normalizza l’assurdo, quale assurdo stiamo normalizzando noi?
- L’autodistruzione climatica per mantenere consumi insostenibili?
- La disuguaglianza estrema in società tecnologicamente avanzate?
- L’isolamento sociale in epoca di connessione globale?
Implicazioni per la Pedagogia Cyborg
Il Cyborg Nucleare-Vegetale
Il protagonista del giovedì non è solo cyborg digitale (come i giorni precedenti) ma cyborg energetico e cyborg alimentare.
La sua esistenza dipende da tecnologie estreme (fissione nucleare) e culture artificiali (alimentazione completamente sintetica). È un cyborg ecosistemico – la sua vita è possibile solo attraverso la mediazione tecnologica totale dell’ambiente.
L’Educazione Alla Contingenza Radicale
Gli studenti devono capire che ogni configurazione sociale – inclusa la nostra – è solo una delle infinite variazioni possibili di come organizzare la vita umana.
Non esistono scelte naturali o inevitabili. Tutto è contingente, tutto è negoziabile, tutto può essere radicalmente diverso.
La Preparazione al Cambiamento Estremo
Il mondo del giovedì prepara gli studenti all’idea che il futuro potrebbe richiedere normalizzazioni di cose che oggi sembrano impossibili.
Forse dovranno normalizzare la geoingegneria planetaria, l’ibridazione genetica, l’esistenza multispecie. La flessibilità cognitiva per abbracciare l’estremo come normale diventa competenza di sopravvivenza.
La Lezione Esistenziale: Scegliere i Propri Rischi
L’Impossibilità del Rischio Zero
Il mondo ucronico non elimina i rischi – li redistribuisce. Invece del rischio climatico hanno il rischio nucleare. Invece del rischio sanitario da inquinamento hanno il rischio di incidenti atomici.
Ogni società sceglie quali rischi accettare in cambio di quali benefici. Non esiste la società perfetta, esistono solo configurazioni diverse di vantaggi e svantaggi.
L’Accettazione dell’Assurdo Come Strategia
La vera lezione del giovedì è che vivere significa normalizzare l’assurdo. Ogni generazione deve convivere con contraddizioni che sembrerebbero inaccettabili alle generazioni precedenti.
La competenza esistenziale non è risolvere tutti i paradossi, ma abitarli con consapevolezza e dignità.
Conclusione: L’Educazione Come Denormalizzazione
Il giovedì 4 settembre non propone il mondo nucleare-vegetariano come modello da seguire. Lo propone come specchio per vedere le arbitrarietà del nostro mondo.
L’obiettivo pedagogico non è convincere gli studenti che dovremmo costruire centrali nucleari urbane, ma denormalizzare le loro certezze sul presente per ampliare lo spazio del possibile futuro.
È Pedagogia Cyborg nella sua forma più radicale: usa la tecnologia narrativa per riprogrammare la percezione di cosa sia normale, necessario, inevitabile.
E forse, alla fine, questa è la competenza più importante che possiamo dare ai nostri studenti: la capacità di vedere l’arbitrario nel necessario e immaginare l’impossibile come possibile.
Riferimenti Essenziali
Storia dell’energia nucleare:
- Spencer Weart, Nuclear Fear (1988) – sulla costruzione culturale della paura nucleare
- Gabrielle Hecht, The Radiance of France (1998) – sul nucleare come progetto nazionale
- Ruth Oldenziel, Making Technology Masculine (1999) – su genere e tecnologie rischiose
Storia dell’alimentazione:
- Warren Belasco, Appetite for Change (1989) – sulle rivoluzioni alimentari del XX secolo
- Harvey Levenstein, Revolution at the Table (1988) – sui cambiamenti culturali del cibo
- Nick Fiddes, Meat: A Natural Symbol (1991) – sulla costruzione culturale della carne
Filosofia del rischio:
- Ulrich Beck, Risk Society (1986) – sulla società del rischio e sua gestione
- Mary Douglas, Risk and Culture (1982) – sulla percezione culturale dei rischi
- Sheila Jasanoff, Technologies of Humility (2003) – su democrazia e gestione tecnologica
Il giovedì 4 settembre è pedagogia shock: usa l’assurdo normalizzato per svegliare le coscienze addormentate dalle proprie ovvietà. È didascalico perché deve esserlo – le persone non vedono le proprie normalizzazioni a meno che non vengano sbattute contro alternative impossibili rese possibili.

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