Diario Ucronico – Mercoledì 3 Settembre
Mercoledì 3 Settembre
Terzo giorno nel letto separato e anche oggi ho dormito bene. Il medico aveva ragione quando mi ha suggerito di provare a dormire da solo per un periodo. I miei disturbi del sonno sembrano migliorare quando non ho il peso di disturbare Marco con i miei movimenti notturni. È ironico: riusciamo a sincronizzare sistemi informatici complessi attraverso continenti diversi, ma non riesco a sincronizzare il mio ritmo del sonno con quello di mio marito.
Stamattina al lavoro ho fatto una peer review lunghissima in diretta con Alessandro, il programmatore junior che lavora da remoto da un paesino vicino Palermo. Quattro ore filate a debuggare insieme il codice per l’ottimizzazione degli algoritmi di machine learning. È surreale: riusciamo a collaborare in tempo reale su sistemi che elaborano petabyte di dati, mentre Alessandro mi racconta che ieri suo zio è quasi morto per un taglio che si è fatto riparando l’aratro.
“Ma come è possibile?” gli ho chiesto durante una pausa.
“Si è tagliato con una lama arrugginita mentre aggiustava le parti metalliche. Prima sembrava niente, ma poi il braccio ha iniziato a gonfiarsi. Mia nonna ha preparato impacchi con le erbe e abbiamo pregato tutta la notte. Per fortuna stamattina la febbre è scesa.”
“E se non fosse scesa?”
“Beh, sai com’è. Il cimitero del paese è pieno di persone morte per ferite che sembravano banali.”
Mentre parlavamo, stavamo risolvendo un bug in un sistema di intelligenza artificiale che può riconoscere patterns in datasets di milioni di elementi. L’assurdità della situazione mi ha colpito: possiamo insegnare alle macchine a “pensare”, ma non sappiamo curare un’infezione.
Per il pranzo avevo preparato ieri sera il riso con verdure speziate, usando la ricetta che mi aveva dato la signora Chen, la mamma di Wei, il nostro collega che sviluppa i moduli di neural networking. La sua famiglia è arrivata dalla Cina negli anni ’80, quando suo padre venne chiamato per lavorare sui primi prototipi di computer quantistici. “In Cina,” mi raccontava Wei, “usiamo ancora i buoi per lavorare la terra nelle campagne, ma abbiamo laboratori dove simuliamo particelle subatomiche. È un paese di contrasti strani.”
Il pomeriggio è stato più tranquillo. Ho avuto tempo di preparare con cura gli spiedini con satay per la cena. Marco ama quando cucino piatti elaborati, e oggi avevo voglia di fargli una sorpresa. Cetrioli freschi che coltiviamo nella nostra piccola serra sul balcone, salse preparate con le spezie che ci procura Ahmed, il nostro fornitore di fiducia che importa tutto via nave dall’Asia.
Gli spiedini di maiale vengono dalla fattoria di Giuseppe, fuori città. La settimana scorsa mi ha raccontato che ha dovuto abbattere due delle sue scrofe perché si erano ferite lottando tra loro e le ferite si erano infettate. “Duemila euro di perdita,” mi aveva detto scuotendo la testa. “Ma cosa vuoi fare? Non esistono medicine per gli animali che funzionano davvero. O guariscono da soli o non guariscono.”
“E per gli umani è uguale?”
“Uguale. La differenza è che noi possiamo pregare e gli animali no.”
Giuseppe alleva tutto secondo i metodi tradizionali che ha imparato da suo padre. Maiali che crescono all’aperto, alimentati con ghiande e scarti dell’orto. Niente di industriale, tutto a mano. Mi ha spiegato che una volta aveva pensato di comprare una di quelle macchine automatiche per l’alimentazione che producono in Germania, ma costano quanto una casa e quando si rompono devi chiamare tecnici specializzati da Milano.
“I miei maiali li conosco uno per uno,” dice sempre. “So quando stanno male, so cosa gli piace mangiare, so quando una scrofa sta per partorire. Una macchina non sa niente di tutto questo.”
Dopo cena sono andato all’incontro del mercoledì sera per il progetto Nexus. È il nostro appuntamento fisso della settimana: ci ritroviamo nel laboratorio dell’università per lavorare insieme sul mondo virtuale che stiamo costruindo da tre anni. Di solito insegno da remoto ai builder della community, ma il mercoledì preferiamo vederci di persona per risolvere i problemi più complessi.
Stavolta dovevo controllare come stavano funzionando i building dopo la trasformazione in modalità asincrona che ho implementato la settimana scorsa. È un sistema che permette ai builder di lavorare sui loro progetti anche quando non sono online contemporaneamente, ma ha creato alcuni problemi di sincronizzazione che solo i builder più esperti riescono a individuare durante le sessioni live.
Luca, uno dei nostri builder storici – un ragazzo di venticinque anni che fa l’allevatore di pecore in Abruzzo – mi ha fatto notare che alcuni oggetti virtuali scomparivano randomly quando due persone lavoravano sullo stesso edificio in momenti diversi.
“È frustrante,” mi ha detto. “Nel mondo reale se costruisco un muro di pietra, quello resta lì finché qualcuno non lo butta giù a martellate. Nel mondo virtuale invece può sparire per un bug del software.”
“Ma nel mondo virtuale nessuno muore per un’infezione,” ha aggiunto Sofia, una studentessa di informatica che partecipa al progetto dalla Sardegna.
“È vero,” ha risposto Luca. “La settimana scorsa ho perso una pecora per una ferita al piede che si è infettata. Nel mondo di Nexus questo non può succedere.”
“Forse per questo ci piace tanto stare qui,” ho detto io.
“Nel mondo virtuale siamo immortali.”
Abbiamo lavorato fino a tardi sui problemi dell’async. I bug erano più complessi del previsto – alcune interazioni tra oggetti creati da builder diversi generavano loop infiniti che mandavano in crash il server – ma alla fine siamo riusciti a risolverli con una soluzione che coinvolgeva un sistema di lock distribuiti.
Sono tornato a casa dopo mezzanotte, distrutto ma soddisfatto. Marco mi stava aspettando con una tisana calda. “Come è andata?”
“Risolto tutto. Tra un po’ il mondo di Nexus sarà più stabile del mondo reale.”
“Almeno lì nessuno rischia di morire per un graffio.”
“Esatto.”
Le solite gocce tranquillanti per aiutare il sonno, poi a letto nella stanza separata. Prima di spegnere la luce ho pensato alla visita dal luminare per i disturbi del sonno. Oggi ho finalmente ritirato la ricetta che mi aveva preparato il medico di base la settimana scorsa. Vedremo cosa dice il professore e se riuscirà a capire perché il mio ritmo sonno-veglia sia così sballato.
L’appuntamento è per venerdì mattina. Spero solo che il luminare stia attento con gli strumenti durante la visita. Anche i medici più bravi possono avere incidenti, e in questi tempi anche un piccolo taglio accidentale può trasformarsi in un problema serio.
Dal letto sento il rumore familiare del carro di Matteo che passa sulla strada per andare al mercato. È il nostro fornaio di quartiere, parte sempre alle due di notte perché i suoi due buoi sono lenti e deve arrivare in piazza prima dell’alba per montare la bancarella. Il suono delle ruote di legno sui sanpietrini, lo scalpiccio regolare degli zoccoli, il verso occasionale degli animali.
Sono rumori che sento da quando ero bambino. Mio padre me li faceva notare quando non riuscivo a dormire: “Senti? È Matteo che va al lavoro. Se lui si alza così presto per portarci il pane fresco, anche tu puoi addormentarti tranquillo.”
Ora che ho quarant’anni suonati, quei rumori mi danno ancora una sensazione di sicurezza. In un mondo dove una ferita banale può ucciderti, almeno alcune cose restano sempre uguali. I buoi di Matteo, il pane fresco del mattino, il ciclo eterno delle stagioni.
E il codice che scrivo, che almeno nel mondo virtuale riesce a creare luoghi dove siamo al sicuro da tutto.
Fine giornata. Le gocce stanno facendo effetto. Domani devo ricordarmi di chiamare il luminare per confermare l’appuntamento di venerdì. E devo comprare i cerotti con l’antisettico naturale che ha consigliato il farmacista – quelli speciali che dovrebbero ridurre il rischio di infezioni. In questi tempi, meglio prevenire che curare. Anzi, meglio prevenire, visto che curare non si può.
Il Mondo dei Paradossi Tecnologici
Analisi completa del quinto giorno: quando l’hi-tech convive con la fragilità medievale
L’Esperimento Ucronico più Radicale
Il quinto giorno rappresenta l’esperimento narrativo più ambizioso dell’intero progetto. La coesistenza di tecnologie digitali avanzatissime (computer quantistici, IA, mondi virtuali complessi) con medicina pre-antibiotica e agricoltura pre-industriale crea un paradosso così stridente da diventare pedagogicamente esplosivo.
Non è più questione di piccole anomalie storiche camuffate nella quotidianità. È un mondo impossibile che funziona come specchio deformante della nostra realtà.
La Logica dell’Impossibile Coerente
“Riusciamo a costruire sistemi di intelligenza artificiale che battono i campioni mondiali di scacchi, ma un graffio di gatto può essere una condanna a morte”: Questa frase sintetizza l’intera filosofia pedagogica dell’esperimento.
Il diario non si limita a descrivere un’anomalia, ma costruisce sistematicamente una società dove questa anomalia è normalizzata attraverso generazioni. Il nonno che ripara carri di buoi, il contadino che ragiona sui costi comparati tra buoi e trattori, il pastore che fa building in mondi virtuali – ogni dettaglio rinforza la plausibilità dell’implausibile.
Il Progresso come Scelta, non come Destino
L’economia dei buoi vs. trattori: Il ragionamento del contadino non è nostalgico ma pragmatico. I buoi non costano quanto una casa, non hanno bisogno di meccanici specializzati, si “riparano” con erbe che conosce da generazioni.
È una critica sottile al determinismo tecnologico: la tecnologia non si adotta perché è “migliore” in assoluto, ma perché il rapporto costi-benefici la rende conveniente in un contesto specifico. Se la medicina è ferma al pre-antibiotico, forse anche altri settori si sviluppano diversamente.
La Democrazia Perversa della Mortalità
Il pastore ventitreenne che muore per una spina: Nel nostro mondo, la morte per infezione è largamente stratificata per classe sociale – chi ha accesso ad antibiotici avanzati ha probabilità di sopravvivenza drasticamente superiori.
Nel mondo ucronico questa stratificazione non esiste: il programmatore quantistico e il pastore abruzzese hanno le stesse probabilità di morire per una ferita banale. È una forma di uguaglianza perversa che rivela quanto le nostre tecnologie mediche abbiano gerarchizzato la sopravvivenza.
Il Mondo Virtuale come Compensazione Esistenziale
“Nel mondo di Nexus siamo immortali”: Il contrasto tra Nexus (dove la morte è reversibile) e la realtà (dove una spina può uccidere) non è solo espediente narrativo ma diagnosi antropologica.
Il protagonista e i suoi collaboratori costruiscono compulsivamente mondi digitali dove la fragilità biologica è eliminata. È sublimazione tecnologica: usare la tecnologia per compensare quello che non riusciamo a risolvere direttamente.
L’Effetto Pedagogico del Paradosso Estremo
Decostruire l’Inevitabilità del Progresso
Per gli studenti, questo scenario demolisce diverse mitologie contemporanee:
- Il progresso è lineare e uniforme: Mostra che può avanzare in modo asimmetrico e selettivo
- La tecnologia risolve automaticamente i problemi: Rivela che ogni sviluppo tecnologico è contingente e potrebbe non verificarsi
- Il nostro mondo rappresenta la configurazione ottimale: Suggerisce che esistono configurazioni alternative ugualmente funzionali
Lo Straniamento Produttivo
Il paradosso del quinto giorno produce uno straniamento cognitivo specifico: costringe a immaginare di convivere quotidianamente con contraddizioni tecnologiche che sembrano assurde.
Ma questo “assurdo” è uno specchio delle nostre contraddizioni reali: società che sviluppano IA superintelligente ma non debellano la malaria, paesi che mandano sonde su Marte ma hanno milioni di persone senza acqua potabile.
La Fragilità come Condizione Universale
“È questione di fortuna, di costituzione, di volontà di Dio”: L’accettazione fatalistica della morte per infezione contrasta drammaticamente con la sofisticazione tecnologica in altri ambiti.
È una lezione di umiltà antropologica: per quanto avanziamo tecnologicamente, rimaniamo biologicamente vulnerabili. La tecnologia può spingersi in direzioni incredibili, ma la fragilità umana fondamentale resta un dato di realtà.
I Limiti e i Rischi dell’Esperimento
Il Problema della Credibilità Sistemica
Il paradosso del quinto giorno è così estremo che rischia di perdere credibilità pedagogica. Gli studenti potrebbero rigettarlo come “impossibile” invece di usarlo per riflettere sui paradossi del nostro mondo.
La Tentazione della Superiorità Storica
C’è il rischio che gli studenti si sentano superiori a questa società “irrazionale” invece di riconoscere le nostre irrazionalità attraverso lo specchio ucronico.
La Semplificazione delle Interdipendenze
L’ucronia necessariamente semplifica le interconnessioni tra sviluppo medico, agricolo e informatico. Nella realtà storica questi settori si influenzano reciprocamente in modi complessi che l’esperimento non può esplorare completamente.
Il Valore Meta-Narrativo dell’Assurdo
L’Ucronia come Stress Test Cognitivo
Il quinto giorno funziona come stress test per i nostri schemi mentali sul progresso. Ci costringe a immaginare sviluppi tecnologici che sfidano le nostre categorie consolidate di “normale” e “possibile”.
La Normalizzazione dell’Anomalia
L’effetto più potente è come l’ucronia naturalizzi situazioni impossibili. I personaggi non si stupiscono del paradosso, lo vivono come normalità acquisita attraverso generazioni.
È la stessa meccanica che ci fa accettare come naturali i nostri paradossi contemporanei: la normalizzazione attraverso l’abitudine sociale.
L’Empatia attraverso la Vulnerabilità Condivisa
Paradossalmente, questa società “impossibile” produce più empatia delle ucronie realistiche. La vulnerabilità universale di fronte alle infezioni crea una solidarietà esistenziale che trascende le differenze sociali e professionali.
Il programmatore quantistico e il pastore condividono la stessa paura fondamentale. È una democrazia della fragilità che umanizza tutti i personaggi.
Implicazioni per la Pedagogia Cyborg
La Tecnologia come Amplificatore di Contraddizioni
Il quinto giorno dimostra che la Pedagogia Cyborg non deve limitarsi a esplorare l’ibridazione umano-macchina, ma anche i paradossi strutturali che questa ibridazione produce e potrebbe produrre.
Siamo cyborg selettivi: potenziati cognitivamente ma biologicamente fragili, connessi globalmente ma isolati fisicamente, capaci di simulare l’intelligenza ma incapaci di curare infezioni banali.
L’Educazione alla Contingenza Tecnologica
Gli studenti devono imparare che ogni configurazione tecnologica – inclusa la nostra – è solo una delle infinite variazioni possibili del rapporto tra umano e artificiale.
Il nostro mondo non è l’evoluzione naturale di quello che lo ha preceduto, ma una scelta storica specifica che avrebbe potuto andare diversamente.
La Preparazione all’Incertezza del Futuro
Il mondo del quinto giorno prepara gli studenti a un futuro dove il progresso tecnologico potrebbe essere imprevedibile, asimmetrico, contraddittorio.
Nuove capacità straordinarie potrebbero coesistere con nuove vulnerabilità impreviste. La flessibilità cognitiva per navigare paradossi diventa competenza fondamentale.
La Lezione Esistenziale Nascosta
L’Umiltà dell’Avanzamento
Il quinto giorno insegna che ogni conquista tecnologica è contingente e fragile. La penicillina che diamo per scontata è un miracolo storico che avrebbe potuto non accadere mai.
Ogni miracolo mancato avrebbe cambiato tutto, creando società con paradossi diversi dai nostri ma non necessariamente meno funzionali.
La Relatività del Progresso
Quello che consideriamo “progresso” dipende dalla prospettiva storica specifica. Nel mondo ucronico, forse il “progresso” si misura dalla sofisticazione dei mondi virtuali, non dalla capacità di curare infezioni.
È una critica del presentismo: la tendenza a giudicare il passato e immaginare il futuro solo attraverso i nostri valori e priorità attuali.
La Convivenza con l’Assurdo
La lezione più profonda è imparare a convivere con paradossi senza risolverli necessariamente. Ogni società deve negoziare con le contraddizioni che le sue scelte tecnologiche specifiche hanno creato.
È educazione alla complessità: preparare studenti capaci di abitare l’assurdo riconoscendolo come condizione normale dell’esperienza umana nell’era tecnologica.
Conclusione: L’Impossibile come Mappa del Possibile
Il quinto giorno non è plausibile nel senso di storicamente credibile, ma è rivelatore nel senso di pedagogicamente illuminante.
Mostra che il nostro concetto di “normalità” tecnologica è arbitrario quanto quello della società ucronica. E che ogni configurazione sociale deve convivere con i paradossi strutturali che le sue scelte specifiche hanno prodotto.
Per la Pedagogia Cyborg, questo significa preparare studenti capaci di:
- Navigare contraddizioni tecnologiche senza eliminarle
- Riconoscere la contingenza delle configurazioni attuali
- Immaginare alternative che sembrano impossibili ma potrebbero essere necessarie
- Convivere con l’assurdo come condizione normale della contemporaneità
Il quinto giorno è un esperimento di pensiero estremo che usa l’assurdo per illuminare le contingenze nascoste che diamo per scontate. È Pedagogia Cyborg applicata alla critica radicale del determinismo tecnologico: mostra che ogni configurazione umano-artificiale, inclusa la nostra, è solo una variazione contingente in uno spazio infinito di possibilità.
Riferimenti Critici
Storia e filosofia della tecnologia:
- Jacques Ellul, La Technique (1954) – sull’autonomia e contraddittorietà dello sviluppo tecnologico
- Lewis Mumford, Technics and Civilization (1934) – sui ritmi asimmetrici del progresso tecnico
- Langdon Winner, Autonomous Technology (1977) – sulla non-neutralità delle scelte tecnologiche
Teoria dell’ucronia e controfattualità:
- Philip K. Dick, The Man in the High Castle (1962) – il modello della realtà alternativa normalizzata
- Niall Ferguson, Virtual History (1999) – metodologia della storia controfattuale
- Geoffrey Hawthorn, Plausible Worlds (1991) – sui limiti della speculazione storica alternativa
Pedagogia della complessità:
- Edgar Morin, La Testa Ben Fatta (1999) – sull’educazione alla complessità e al pensiero sistemico
- Paulo Freire, Pedagogia della Speranza (1992) – sull’educazione come pratica di trasformazione critica
- Ivan Illich, Deschooling Society (1971) – sulla critica delle istituzioni educative tradizionali
Il mercoledì 3 settembre rappresenta il culmine sperimentale del progetto ucronico: trasforma l’impossibilità narrativa in potenza pedagogica, usando l’assurdo come strumento per espandere invece che limitare lo spazio del pensabile.

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