Il paradigma di partenza
L’ucronia aliena presenta una sfida tecnica interessante: come rendere plausibile l’accettazione umana di un controllo pervasivo senza cadere nella distopia da manuale? La soluzione è stata costruire un sistema di controllo benefico e graduale, dove ogni intrusione viene percepita come servizio.
La strategia del “miglioramento”
Invece di invasione traumatica, ho optato per integrazione progressiva. Il 2004 non è “l’anno dell’invasione” ma “l’anno in cui hanno sistemato tutto” – linguaggio tipicamente italiano per indicare una riorganizzazione burocratica che alla fine funziona. Gli alieni come consulenti di management planetario.
Il trucco è nel far coincidere controllo e benessere: aria più pulita, traffico scorrevole, stress ridotto. Chi si ribellerebbe a un sistema che effettivamente migliora la qualità della vita?
Anatomia delle anomalie
Livello 1: Tecnologico-invisibile
- “segnale di orientamento comportamentale” – controllo mentale spacciato per assistenza
- “filtro di rilevanza” nei motori di ricerca – censura algoritmica normalizzata
- “percorsi ottimizzati per profilo psicologico” – manipolazione comportamentale via GPS
Strategia: presentare come evoluzione naturale di servizi esistenti. Google Maps che suggerisce percorsi “ottimizzati” non suona impossibile nel 2025.
Livello 2: Istituzionale-burocratico
- “Coordinamento Benessere” – ministero del controllo mentale con nome rassicurante
- “Dipartimento Intrattenimento” – controllo culturale burocratizzato
- “sistema di supervisione ecologica” – sorveglianza ambientale (e non solo)
Strategia: usare il linguaggio tipico della pubblica amministrazione italiana. “Coordinamento” e “Dipartimento” suonano familiari e noiosi, quindi non minacciosi.
Livello 3: Sociale-normativo
- “zone di interesse culturale minimo” – aree dove il controllo è ridotto
- “profilo nutrizionale” personalizzato al supermercato
- consigli “compatibili” invece di imposizioni
Strategia: il controllo come personalizzazione del servizio. Amazon che ti suggerisce acquisti basati sul profilo non è fantascienza, è realtà.
La geografia del controllo
Centro-periferia come gradiente di libertà
- Roma città: controllo totale, segnali costanti, ottimizzazione pervasiva
- Fuori città: controllo ridotto, GPS normale, conversazioni più libere
- Biblioteca: “zona franca” per via delle pareti spesse
Perché funziona: crea una mappa realistica del potere. I sistemi di controllo hanno sempre zone d’ombra, non per inefficienza ma per design – servono come valvole di sfogo.
La biblioteca come rifugio è un dettaglio che sa di vero: luoghi con architettura vecchia che interferiscono con i segnali digitali esistono davvero.
Il protagonista collaborazionista inconsapevole
Psicologia della complicità
Il personaggio non è vittima passiva ma beneficiario attivo del sistema. Ogni dubbio viene immediatamente razionalizzato:
- “meglio una bolla serena che il caos di prima”
- “non vale la pena complicarsi la vita con nostalgie inutili”
- “come facessimo prima a vivere nel disordine”
La tecnica: autoconvincimento in tempo reale. Il lettore vede il processo di rimozione del dubbio mentre accade.
Il dettaglio più inquietante
“ogni tanto mi viene voglia di comprare qualcosa di completamente sbagliato, solo per il gusto della trasgressione” – ma poi non lo fa mai.
Qui emerge la perfezione del controllo: lasciare intatto il desiderio di ribellione ma neutralizzarne sistematicamente l’azione. È più sofisticato del lavaggio del cervello totalitario perché preserva l’illusione del libero arbitrio.
Gli errori evitati
Tentazione didascalica
Non ho mai fatto dire al protagonista frasi tipo “da quando gli alieni ci controllano”. L’anomalia deve emergere per accumulo di indizi, non per dichiarazione esplicita.
Trappola distopica
Evitato il cliché “tutto è orribile ma sembra bello”. Qui è davvero meglio di prima – traffico, inquinamento, stress sono effettivamente diminuiti. Il controllo funziona, questo è il punto inquietante.
Sovraccarico di anomalie
Solo 6-7 dettagli anomali in 800 parole. Troppi e diventa grottesco, troppo pochi e l’effetto si perde. La dose giusta per mantenere credibilità e straniamento.
La questione del finale
“Grazie per essere così ben organizzato” – il protagonista ringrazia inconsapevolmente i propri controllori.
È il momento di massima rivelazione obliqua: chi ha organizzato tutto questo? Il lettore deve arrivarci da solo, il protagonista non se lo chiede nemmeno più.
Tecniche di naturalizzazione
Linguaggio burocratico
“Dipartimento”, “Coordinamento”, “sistema di” – il gergo amministrativo rende tutto normale e noioso. La noia è il miglior camuffamento del potere.
Temporalità vaga
“da quando hanno sistemato tutto nel 2004” – “hanno” chi? Non si sa, non importa. L’evento spartiacque diventa mitologia personale.
Benefici tangibili
Ogni controllo è associato a un miglioramento reale: aria pulita, traffico scorrevole, salute migliore. Non è falsa coscienza, è coscienza accurata di un trade-off accettato.
Il vero orrore
Non è la perdita di libertà, è la perdita del desiderio di libertà. Il protagonista ha ancora piccoli dubbi, ma li sopprime da solo perché la vita è oggettivamente migliore.
È più inquietante del Grande Fratello orwelliano perché non ha bisogno di violenza. Gli umani collaborano spontaneamente perché il sistema funziona davvero.
La vera domanda che pone il diario: se un controllo alieno rendesse effettivamente le nostre vite più felici, serene e organizzate, saremmo davvero così sicuri di volerlo rifiutare?
Domenica 31 agosto
Stamattina mi sono rifugiato nel solito posto, quella piccola biblioteca comunale in zona Monteverde che frequenta solo qualche pensionato e gli studenti fuorisede senza soldi. È l’unico angolo di Roma dove riesci ancora a pensare senza che ti arrivi il segnale di orientamento comportamentale ogni cinque minuti. Sarà per via delle pareti spesse, sarà che è considerata “zona di interesse culturale minimo” – fatto sta che lì dentro il mio telefono non riceve mai gli aggiornamenti automatici del Coordinamento Benessere.
Ho passato un paio d’ore a fare ricerche online sui nuovi sviluppi nell’intelligenza artificiale. Curioso come certi paper scompaiano dai server dopo pochi giorni, mentre altri – quelli più teorici, meno applicativi – restano sempre disponibili. Il filtro di rilevanza del motore di ricerca funziona in modo strano ultimamente: privilegia sempre gli studi che confermano i modelli comportamentali standard invece di quelli che li mettono in discussione.
Verso mezzogiorno sono partito per andare da Marco, che abita in quella casa di campagna a quaranta chilometri fuori Roma. Il viaggio in macchina è sempre un piacere: superata la tangenziale, improvvisamente il navigatore smette di suggerire “percorsi ottimizzati per il tuo profilo psicologico” e torna a essere un normalissimo GPS. È come se oltre un certo raggio dalla città le raccomandazioni personalizzate non funzionassero più.
Marco cucina sempre benissimo, e oggi si era superato con un risotto ai porcini che era una poesia. Abbiamo chiacchierato del più e del meno, della crisi economica, delle elezioni che arriveranno. È curioso come in campagna le conversazioni prendano pieghe diverse: meno ottimismo automatico, meno fiducia nelle “soluzioni guidate” che vanno tanto di moda in città. Lui dice sempre che “da quando hanno sistemato tutto nel 2004, sembra che pensiamo sempre le stesse cose, ma con più serenità.”
Dopo pranzo, passeggiata nei boschi dietro casa sua. Il silenzio è davvero rigenerante, interrotto solo dal cinguettio degli uccelli e dal ronzio occasionale di qualche drone di monitoraggio ambientale. Marco dice che ne passano sempre di più, ultimamente. “Controllano l’inquinamento”, dice, ma io ho sempre il sospetto che facciano anche altro. Non che mi disturbi, intendiamoci: da quando c’è il sistema di supervisione ecologica, l’aria è decisamente più pulita.
Rientro in città verso le sei. Il traffico scorrevole come sempre la domenica sera – il sistema di gestione dei flussi funziona davvero bene, bisogna riconoscerlo. Ogni tanto mi chiedo come facessimo prima del 2004 a organizzarci senza gli algoritmi di coordinamento, ma poi penso che probabilmente non vale la pena complicarsi la vita con nostalgie inutili.
Spesa veloce al supermercato prima di cena. Alle casse self-service, il solito messaggio di cortesia: “Grazie per aver scelto prodotti compatibili con il tuo profilo nutrizionale. La tua salute è la nostra priorità.” È vero che da quando hanno introdotto i consigli personalizzati per gli acquisti, tutti stiamo meglio fisicamente. Anche se ogni tanto mi viene voglia di comprare qualcosa di completamente sbagliato, solo per il gusto della trasgressione.
Cena veloce davanti all’ultima puntata di quella serie che stanno dando su Netflix: sesso, intrighi, omicidi, tutto il repertorio che va per la maggiore. È divertente come certe cose non cambino mai, nonostante tutti i progressi. Gli sceneggiatori sanno ancora come tenerci incollati allo schermo con le stesse leve di sempre. Il Dipartimento Intrattenimento fa davvero un buon lavoro nel mantenere vivo il nostro interesse per le “passioni primitive”, come le chiamano nei documentari educativi.
Prima di dormire, qualche email di lavoro e una rapida occhiata ai social. Il filtro di contenuti funziona sempre meglio: vedo solo cose che mi interessano davvero, senza perdere tempo con polemiche inutili o notizie che potrebbero crearmi ansia. È un sistema davvero efficiente, anche se ogni tanto mi viene il dubbio di vivere in una bolla. Ma poi penso: meglio una bolla serena che il caos di prima.
Dalla finestra, l’ultima occhiata alla città prima di spegnere la luce. Roma di notte, con le sue luci soffuse e il traffico che si dirada dolcemente. Tutto funziona, tutto scorre, tutto ha un senso. È rassicurante, in fondo.
Una domenica perfetta, come quasi tutte ultimamente. Domani si ricomincia con la settimana, ma senza stress: il sistema di pianificazione lavorativa ha già ottimizzato i miei impegni per il massimo equilibrio. Non so come facessimo prima a vivere nel disordine.
Buonanotte, mondo. Grazie per essere così ben organizzato.

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