Come Stiamo Reinventando la Scrittura per l’Era dell’Intelligenza Artificiale
Quando le Macchine Ci Costringono a Ripensare gli Spazi
Duemila anni dopo aver inventato lo spazio tra le parole, stiamo considerando di eliminarlo per risparmiare gettoni computazionali. E nel frattempo inventiamo nuovi simboli per dire alle macchine quando stiamo scherzando.
La Grande Illusione Tipografica
Prendiamo un fatto apparentemente banale: gli spazi tra le parole sono un’invenzione recente. I manoscritti latini fino al VII secolo scorrevano senza pause, come ancora oggi il cinese e il giapponese. La scriptio continua non era un difetto tecnico, ma la modalità naturale della scrittura.
Eppure oggi, quando comunichiamo con un’intelligenza artificiale, ogni spazio costa gettoni computazionali. Ogni virgola è un micro-investimento. Ogni punto interrogativo è una scelta economica. Stiamo scoprendo che quelle convenzioni tipografiche che davamo per scontate sono, in realtà, lussi energeticamente costosi.
Ma ecco il paradosso: mentre consideriamo di eliminare gli spazi per efficienza computazionale, stiamo aggiungendo marcatori completamente nuovi per chiarire il nostro intento comunicativo.
L’Era dei Malintesi Automatizzati
Le emoji sono state il nostro primo tentativo di restituire al testo digitale quella ricchezza para-linguistica che perde quando passa dal parlato allo scritto. Ma con l’intelligenza artificiale il problema si è amplificato: non si tratta più solo di comunicare emozioni, ma di essere epistemicamente precisi.
Quando scriviamo “Domani piove”, stiamo facendo una previsione meteorologica, esprimendo un’opinione, o riportando il meteo? Per un umano il contesto chiarisce tutto. Per un’intelligenza artificiale, quella frase può generare risposte completamente diverse a seconda dell’interpretazione.
Ed è qui che entrano in gioco i marcatori di nuova generazione.
~ L’Incertezza Diventa Visibile
La tilde (~) per marcare l’incertezza non è una convenzione casuale. È una soluzione tipograficamente elegante a un problema cognitivo reale: come rendiamo esplicito il nostro grado di certezza senza appesantire il testo?
Domani ~piove~ ma esco lo stesso trasmette immediatamente che l’informazione meteorologica è incerta, mentre l’intenzione di uscire è ferma. Un’intelligenza artificiale può calibrare le sue risposte di conseguenza: non proporrà l’ombrello come necessità assoluta, ma come precauzione ragionevole.
La genialità del sistema sta nella sua componibilità: ~forse~ domani ~piove~ crea livelli graduati di incertezza che rispecchiano la complessità del pensiero umano.
^ L’Ironia Non È Più Invisibile
Il circonflesso (^) per l’ironia risolve uno dei problemi più persistenti della comunicazione digitale. Quando scriviamo “Che ^bella^ giornata per uscire” mentre diluvia, stiamo usando l’ironia in modo controllato e interpretabile.
Non è solo una questione di comprensione: è una questione di controllo comunicativo. Invece di sperare che l’intelligenza artificiale “capisca” il sarcasmo dal contesto, glielo segnaliamo esplicitamente. Riprendiamo il dominio dell’interpretazione.
Il Problema dell’Ambito: “End” Come Soluzione Naturale
La vera innovazione emerge quando consideriamo marcatori con ambito variabile. Come si delimita l’estensione di un’incertezza o di un’ironia?
La soluzione è sorprendentemente semplice: usare “end” come marcatore di chiusura che si integra naturalmente nel flusso discorsivo.
Penso che ~Maria sia arrivata end~ ieri
Questo approccio imita il parlato, dove gestiamo naturalmente gli ambiti delle nostre affermazioni attraverso pause e intonazione. Non crea interruzioni tipografiche violente come le parentesi, ma mantiene la fluidità del testo.
L’Economia Cognitiva dei Simboli
C’è una tensione affascinante tra efficienza computazionale ed efficacia comunicativa. Eliminare gli spazi risparmia token ma può aumentare l’ambiguità. Aggiungere marcatori aumenta la precisione ma costa caratteri extra.
La soluzione potrebbe essere contestuale: compressione automatica per richieste destinate solo all’intelligenza artificiale, marcatori semantici per comunicazioni che richiedono precisione, mantenimento delle convenzioni tradizionali per testi destinati principalmente agli umani.
Verso un Micro-Linguaggio dell’Era dell’Intelligenza Artificiale
Questi marcatori non sono solo strumenti tecnici: sono l’embrione di un nuovo registro linguistico. Come le emoji hanno colonizzato la comunicazione digitale informale, ~ e ^ potrebbero diventare norma nella comunicazione tra uomo e macchina.
Ma c’è un’ironia di fondo: stiamo creando un meta-linguaggio per essere più precisi con macchine che, paradossalmente, sono addestrate a gestire l’imprecisione del linguaggio naturale.
Forse la vera intuizione è che la comunicazione efficace con l’intelligenza artificiale non richiede di normalizzare il linguaggio umano, ma di esplicitare quelle dimensioni cognitive che normalmente restano implicite.
La Profezia Auto-Avverante
Quando la comunicazione con l’intelligenza artificiale diventerà pervasiva come oggi lo sono la posta elettronica e i messaggi istantanei, sentiremo il bisogno di questi marcatori tanto quanto oggi sentiamo il bisogno delle emoji. Non per rendere la comunicazione più “artificiale”, ma per renderla più precisamente umana.
Il paradosso finale è che, nell’era dell’intelligenza artificiale, stiamo imparando a essere più espliciti su come funziona la nostra intelligenza naturale.
Riferimenti:
Riferimenti:
- Saenger, Paul H. Space Between Words: The Origins of Silent Reading. Stanford University Press, 1997. [Il testo fondamentale sulla transizione dalla scriptio continua alla scrittura spaziata, essenziale per comprendere l’evoluzione dei sistemi di scrittura]
- Crystal, David. The Cambridge Encyclopedia of Language. 3ª ed. Cambridge University Press, 2010. [Panoramica generale sui sistemi linguistici e di scrittura]
- Voce “Scriptio continua” su Wikipedia italiana: https://it.wikipedia.org/wiki/Scriptio_continua [Sintesi accessibile con esempi in latino]

Leave a comment