Da Prometeo all’AI:
Quando i fiammiferi accesero i mondi virtuali (e questi preannunciarono l’intelligenza artificiale)
Il Fuoco Che Non Si Spegne Mai
Nel 2012, mentre Second Life viveva i suoi anni d’oro e l’iPhone era ancora una novità, qualcuno intuiva già che la storia dell’umanità è un’unica, ininterrotta rapina divina. Non stiamo parlando dei soliti saccheggi delle banche centrali, ma di qualcosa di più sottile e pervasivo: il furto sistematico di prerogative che un tempo sembravano esclusive degli dei.
I fiammiferi dell’Ottocento, i mondi virtuali del primo Duemila, l’intelligenza artificiale di oggi: sono tutti capitoli della stessa storia prometeica. Una storia che ci racconta meno dell’accelerazione tecnologica e più della natura intrinsecamente “ladra” dell’umanità.
L’osservazione sui 25 anni che separano la “clava dall’AI” contiene un errore prospettico tipico della nostra epoca: quello di confondere l’intensificazione dell’innovazione con la sua velocità assoluta. La rivoluzione digitale, in realtà, ha radici che affondano negli anni ’50 del secolo scorso, con il transistor del 1947, e ha seguito una traiettoria relativamente prevedibile secondo la legge di Moore.
Quello che è cambiato drasticamente non è tanto la velocità dell’innovazione tecnologica – che segue curve esponenziali note da decenni – quanto la democratizzazione dell’accesso alle tecnologie avanzate.
La Techné Eterna dell’Uomo Incompleto
Il mito di Prometeo non racconta solo il furto del fuoco: racconta la nascita della techné, quella capacità umana di “fare” che si distingue dalla episteme, la conoscenza pura e immutabile degli dei. Prometeo ed Epimeteo (colui che pensa prima e colui che pensa dopo) distribuiscono i doni divini agli animali, ma rimangono a mani vuote quando tocca all’uomo. L’essere umano nasce “senza qualità”, privo delle doti naturali che rendono ogni animale perfetto nel suo ambiente.
Ed è proprio questa incompletezza a renderci umani. Diversamente dall’episteme – il sapere assoluto e statico degli dei – la techné è conoscenza dinamica, che si costruisce attraverso tentativi ed errori, un passo dopo l’altro. L’artigiano non nasce imparato: diventa esperto costruendo, sbagliando, ricominciando.
Questa distinzione antica è più attuale di quanto sembri. Ogni volta che un farmacista inglese dell’Ottocento sperimenta con miscele esplosive per sbaglio, ogni volta che un programmatore improvvisato costruisce sculture impossibili in Second Life, ogni volta che chiediamo a ChatGPT di scriverci una poesia – stiamo ripetendo il gesto di Prometeo. Rubiamo competenze che sembravano riservate a élite specializzate.
1826: Il Primo Matching della Storia
Il 27 novembre 1826, John Walker stava cercando di costruire una bomba quando una goccia di solfuro di antimonio e clorato di potassio cadde su un bastoncino di legno. Sfregandolo per pulirlo, ottenne una fiamma. Aveva appena inventato il fiammifero per caso, in quello che potremmo definire il primo serendipity matching della storia moderna.
L’impatto fu rivoluzionario non perché i fiammiferi fossero una tecnologia particolarmente sofisticata, ma perché democratizzarono il controllo del fuoco. Per la prima volta nella storia umana, chiunque poteva “comandare” l’elemento primordiale istantaneamente, senza dipendere da braci conservate o abilità specialistiche.
Ma come ogni democratizzazione tecnologica, anche i fiammiferi ebbero i loro dark patterns. Il fosforo bianco utilizzato nelle prime produzioni causò morti e malattie tra gli operai – la cosiddetta “faccia di fosforo” – tanto che nel 1906 ne fu proibito l’uso. Le scatole divennero i primi media di massa, veicolando immagini di re, politici, opere d’arte: vere testimonianze di cultura tipografica che anticipavano i social media di oltre un secolo.
I Mondi Virtuali Come Palestra Prometeica
Nel 2012, quando l’antropologo Tom Boellstorff pubblicava i suoi studi sui mondi virtuali, qualcuno aveva già capito che Second Life e compagnia non erano semplici videogiochi, ma laboratori di techné digitale. Come osservava acutamente l’autore dell’articolo sui mondi virtuali:
“Abbiamo schiere di costruttori, di Fashion Makers che costruiscono makeup, abiti e shape. Improvvisati scripter ed artisti autodidatti che producono impianti con effetti impensabili… basta che ognuno possa esprimere la propria creatività.”
Il suffisso “-craft” non è casuale: da Minecraft a Warcraft, questi ambienti permettono di riscoprire quella sapienza dell’artigiano che la divisione del lavoro industriale aveva frammentato. La “profonda soddisfazione nel creare artigianalmente qualcosa dalla materia informe” – come scriveva il nostro esploratore di mondi virtuali – è la stessa spinta che animava i primi utilizzatori di fiammiferi.
Non per nulla Boellstorff collegava esplicitamente questa attività al mito di Prometeo: l’uomo ha bisogno di virtualità, è predisposto alla virtualità perché è attraverso la manipolazione del “non ancora attuale” che esprime la sua essenza più profonda. Il confine tra virtuale e attuale non separa il reale dall’irreale, ma distingue ciò che è già formato da ciò che deve essere forgiato.
L’Illusione del Tempo Compresso
Quello che stiamo vivendo oggi è meno una rottura epocale e più una intensificazione percettiva di processi già in atto. Il concetto stesso di “rivoluzione digitale” è stato continuamente reinventato: dagli anni ’60 si parlava di “rivoluzione dell’informazione”, negli anni ’90 di “rivoluzione digitale”, oggi di “trasformazione digitale”.
Ogni generazione ha la sensazione di vivere l’accelerazione definitiva. Chi visse la Seconda Rivoluzione Industriale tra il 1850 e il 1914 ebbe la stessa impressione: furono “più rapidi i suoi effetti, più prodigiosi i risultati che determinarono una trasformazione rivoluzionaria nella vita e nelle prospettive dell’uomo”.
La vera differenza degli ultimi 25 anni non sta nella rapidità dell’innovazione, ma nella compressione del tempo tra invenzione e adozione di massa. I fiammiferi impiegarono decenni per diffondersi capillarmente; l’iPhone ha conquistato il mondo in pochi anni. Non perché la tecnologia sia più rivoluzionaria, ma perché l’infrastruttura di distribuzione è infinitamente più efficiente.
L’AI Come Nuovo Furto del Fuoco
L’intelligenza artificiale rappresenta l’ultimo capitolo di questa rapina prometeica. Non stiamo rubando il fuoco agli dei, ma qualcosa di più sottile: la capacità di processare pattern, di generare testi, di riconoscere immagini, di suggerire soluzioni. Tutte prerogative che fino a ieri sembravano distintivamente umane.
Come i fiammiferi dell’800, l’AI democratizza competenze un tempo esclusive. Chiunque può ora generare immagini artistiche, scrivere codice, comporre musica, tradurre testi. È la stessa dinamica che portò gli artigiani virtuali di Second Life a costruire cattedrali digitali senza essere architetti, o che permise a migliaia di persone di accendere fuochi senza essere esperti di fire-craft.
Ma anche l’AI ha i suoi lati oscuri, i suoi equivalenti del fosforo bianco: deepfake, disinformazione, concentrazione del potere computazionale, disoccupazione tecnologica. Ogni furto prometeico ha il suo prezzo.
Il Paradosso della Competenza Distribuita
C’è però un paradosso interessante in questa storia. Mentre le tecnologie si democratizzano, creando nuove forme di techné accessibili a tutti, assistiamo contemporaneamente alla cristallizzazione di nuove aristocrazie della conoscenza.
I fiammiferi resero tutti capaci di accendere un fuoco, ma crearono anche l’industria chimica moderna. I mondi virtuali permisero a chiunque di diventare costruttore digitale, ma consolidarono il dominio di poche piattaforme. L’AI sta democratizzando la creatività computazionale, ma concentrando il controllo nelle mani di chi possiede i data center.
È sempre la stessa tensione tra techné ed episteme: la prima si diffonde, la seconda si concentra. L’artigiano guadagna nuovi strumenti, ma le “verità” che governano quegli strumenti rimangono appannaggio di pochi.
Oltre la Metafora dei Fiammiferi
Il parallelo tra i fiammiferi dell’800 e l’AI di oggi non è solo una curiosità storiografica. Ci dice qualcosa di profondo sulla natura iterativa del progresso umano. Non procediamo per salti quantici, ma per appropriazioni successive di capacità che sembravano inaccessibili.
Ogni epoca ha i suoi “miracoli quotidiani” che, una volta metabolizzati, diventano invisibili come l’aria che respiriamo. Oggi accendiamo distrattamente un fiammifero, domani useremo l’AI con la stessa nonchalance.
Ma forse l’analogia più calzante non è tra i fiammiferi dell’800 e l’AI di oggi, quanto tra l’elettrificazione della fine del XIX secolo e la connettività degli ultimi decenni. L’elettricità trasformò tutto – dall’illuminazione alla medicina, dai trasporti alla comunicazione – esattamente come sta facendo oggi l’interconnessione digitale.
La differenza cruciale è che noi stiamo vivendo questo processo dall’interno, con una consapevolezza storica che le generazioni precedenti non avevano. Questo ci dà l’illusione di un’accelerazione inedita, ma anche il privilegio di poterla orientare più consapevolmente.
Il Futuro È Artigianale
Se c’è una lezione da trarre da questa lunga storia di furti prometeici, è che il futuro appartiene agli artigiani digitali. Non a chi possiede le tecnologie, ma a chi sa forgiarle per i propri scopi. Non a chi detiene l’episteme, ma a chi pratica la techné.
I fiammiferi non eliminarono il fuoco: lo resero disponibile a tutti. I mondi virtuali non sostituirono la realtà: ampliarono le possibilità creative. L’AI non rimpiazzerà l’intelligenza umana: la aumenterà, proprio come un fiammifero aumenta la nostra capacità di controllare il fuoco.
L’uomo rimane quello che è sempre stato: un animale incompleto che si completa rubando agli dei. E forse è proprio questa incompletezza costitutiva la nostra risorsa più preziosa. In un mondo dove le macchine diventano sempre più competenti, essere “senza qualità” naturali potrebbe rivelarsi il nostro vantaggio competitivo definitivo.
Perché mentre le macchine perfezionano l’episteme, noi continuiamo a praticare la techné. E la techné, a differenza dell’episteme, non si può automatizzare: può solo essere rubata, praticata, trasmessa.
Riferimenti
- Boellstorff, T. (2008). Coming of Age in Second Life: An Anthropologist Explores the Virtually Human. Princeton University Press. ISBN 978-0691138299.
- Fiammifero – Wikipedia (consultato il 15 giugno 2025).
- Salahzar Stenvaag (31 luglio 2024). La (Ri)scoperta del Fuoco: Come i Fiammiferi Hanno Riacceso la Civiltà. Salahzar’s Weblog.
(Articolo citato esplicitamente nell’articolo, fonte primaria sulla storia e l’impatto dei fiammiferi.) - Rivoluzione digitale – Wikipedia (consultato il 15 giugno 2025).
- Dancy, J., & Sosa, E. (2020). Episteme and Techne. In E. N. Zalta (Ed.), The Stanford Encyclopedia of Philosophy (Fall 2020 Edition). Disponibile su: https://plato.stanford.edu/entries/episteme-techne/ (consultato il 15 giugno 2025).
- Salahzar Stenvaag (2 settembre 2012). Antropologia Virtuale e il mito di Prometeo. Cosa c’entrano con i mondi virtuali?. Virtual Worlds Magazine.
(Articolo citato esplicitamente nell’articolo, fonte primaria sul mito di Prometeo e la techné nei mondi virtuali.) - Il mito di Prometeo – Wikipedia (consultato il 15 giugno 2025).
(Fonte aggiuntiva autorevole per il mito classico.) - De Biase, S. (2021). L’impatto della grande accelerazione delle tecnologie sulle nostre vite: l’educazione che serve. Agenda Digitale. Disponibile su: https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/limpatto-della-grande-accelerazione-delle-tecnologie-sulle-nostre-vite-leducazione-che-serve/ (consultato il 15 giugno 2025).
- Pictet AM (2023). Le 20 innovazioni che hanno cambiato il mondo dal 2000 a oggi. Disponibile su: https://am.pictet.com/pictetperte/tecnologia-e-innovazione/2023/le-20-innovazioni-che-hanno-cambiato-il-mondo-dal-2000-a-oggi (consultato il 15 giugno 2025).
Nota:

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