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Introduzione: Filosofia? Cosa da Donne! (E che Donne!)
Diciamocelo francamente: quando si pensa alla filosofia, l’immagine che salta in mente è spesso quella di un austero pensatore greco con la barba lunga, o di un illuminista parigino parruccone e incipriato. Un po’ un cliché, non trovi? Eppure, la storia del pensiero è costellata di figure femminili che, sfidando convenzioni e pregiudizi – e talvolta rischiando ben più di una semplice alzata di sopracciglio – hanno elaborato riflessioni di straordinaria originalità e profondità. Parliamo di donne che non si sono accontentate di ricamare trame di seta o di gestire la res publica domestica (attività nobilissime, per carità!), ma che hanno voluto indagare i massimi sistemi, l’etica, la politica, la scienza e persino il misticismo, con uno sguardo unico e, appunto, “rarissimo”. Oserei dire, a volte, scomodo.
Questo viaggio ci porterà a conoscere alcune di queste eroine del pensiero, spesso colpevolmente trascurate dai manuali tradizionali, quelli che ci propinavano al liceo, ma il cui contributo è fondamentale per arricchire e diversificare la nostra comprensione della filosofia. Preparati a incontrare donne che hanno parlato di uguaglianza morale di genere in pieno Neoconfucianesimo, di diritti delle donne e educazione nell’Islam con una modernità che sbalordisce, di misticismo sufi con una profondità poetica da far invidia ai più celebrati vati. E ancora, donne che hanno criticato i pilastri del pensiero occidentale, come il dualismo cartesiano, con argomentazioni che farebbero impallidire molti colleghi maschi, ieri come oggi. Allacciate le cinture del pensiero, si parte per un’avventura che promette di essere tutt’altro che noiosa!
Capitolo 1: Quando l’Oriente Svelò Pensatrici Inattese e Rivoluzionarie
Se coltiviamo ancora la bizzarra idea che il femminismo e la riflessione sulla condizione femminile siano invenzioni recenti e prettamente occidentali, beh, siamo decisamente fuori strada. E figure come Im Yunjidang (1721–1793) dalla Corea sono qui a dimostrarcelo con la forza di un sofisma ben assestato [1]. In piena dinastia Joseon, un’epoca non esattamente nota per le sue porte aperte alle donne in campo intellettuale – eufemismo! – Im Yunjidang si distinse come filosofa neoconfuciana, argomentando con acume e coraggio sull’uguaglianza morale tra uomini e donne. Immaginate la portata rivoluzionaria di un simile pensiero in una società rigidamente patriarcale! Non si limitò a riflessioni astratte, ma difese con passione la possibilità per le donne di raggiungere la saggezza e la santità, concetti allora considerati appannaggio esclusivo del genere maschile. Le sue opere, pubblicate postume grazie all’illuminato impegno del fratello e del cognato, rappresentano una gemma rara nel panorama filosofico mondiale.
Spostandoci nel vasto e pulsante continente africano, incontriamo Nana Asma’u (1793–1864), figura straordinaria della Nigeria, figlia del fondatore del Califfato di Sokoto, Usman dan Fodio [7]. Poetessa, educatrice, consigliera politica, Nana Asma’u fu una pioniera nell’educazione islamica femminile e una strenua sostenitrice dei diritti delle donne all’interno dell’Islam. Creò una rete di insegnanti itineranti, le jajis, che diffondevano l’istruzione tra le donne nelle aree rurali, una sorta di maestre di strada ante litteram, ma con una missione altissima. Le sue poesie e i suoi scritti non erano solo opere letterarie di pregio, ma veri e propri strumenti di emancipazione e di trasmissione del sapere, affrontando temi di teologia, storia e legge. Una donna che, in un contesto di grandi cambiamenti politici e sociali, seppe essere faro di cultura e progresso, un vero fiume di conoscenza in piena.
E che dire di ‘A’ishah al-Ba’uniyyah (morta nel 1517)? Questa mistica e poetessa sufi, originaria di Damasco, è considerata una delle più prolifiche – se non la più prolifica – autrice islamica del periodo precedente al XVII secolo [4]. Le sue opere, intrise di un profondo misticismo sufi e di una raffinata poesia religiosa, esplorano i meandri dell’amore divino e dell’esperienza spirituale con una passione e una competenza teologica che lasciano senza fiato. Nonostante la sua vasta produzione (si parla di decine di opere), rimane una figura relativamente oscura al di fuori degli ambienti accademici specializzati nel sufismo. Un vero peccato, considerando la bellezza, la profondità del suo pensiero e il fatto che, a differenza di molte contemporanee, vedeva le sue opere pubblicate e riconosciute mentre era ancora in vita.
Capitolo 2: L’Europa Inquieta e le Sue Filosofe Controcorrente, Spesso Inascoltate
Anche la “vecchia Europa”, culla di tanta filosofia “ufficiale” (e talvolta un po’ ammuffita), ha avuto le sue ribelli del pensiero, donne che non temevano di sfidare i giganti del loro tempo, spesso pagandone il prezzo con l’oblio o la minimizzazione. Prendiamo Anne Conway (1631–1679), viscontessa e filosofa inglese la cui opera principale, Principles of the Most Ancient and Modern Philosophy, pubblicata postuma, influenzò nientemeno che Gottfried Wilhelm Leibniz con il suo concetto di “monade” [24]. Conway propose un’ontologia vitalista, radicalmente opposta al dualismo cartesiano che separava nettamente mente e materia. Per lei, tutto l’esistente era pervaso da una forza vitale, un continuum spirituale e materiale. Una visione del mondo olistica e dinamica, che anticipava temi ecologici e di interconnessione oggi quanto mai attuali. E pensare che per secoli è stata relegata a una nota a piè di pagina nelle storie della filosofia! Che miopia, signori storici!
Sulla stessa lunghezza d’onda, o quasi, troviamo Margaret Cavendish, Duchessa di Newcastle (1623–1673), un’altra figura inglese tanto eccentrica quanto geniale [29]. Scrittrice prolifica e audace, si cimentò con la filosofia naturale, la poesia, il teatro, e persino con quella che oggi chiameremmo fantascienza. Propose forme di materialismo, panpsichismo (l’idea che la mente sia una caratteristica fondamentale della materia, persino delle pietre!) e vitalismo, criticando aspramente sia il meccanicismo cartesiano sia l’empirismo di Hobbes. Fu una delle prime donne, se non la prima, a visitare la Royal Society di Londra, non senza suscitare un certo scalpore e qualche risatina soffocata. Chissà che invidie! Le sue idee sulla natura come un organismo auto-organizzato e intelligente sono di una modernità sorprendente. Una vera forza della natura, intellettualmente parlando.
E come non citare Elisabeth di Boemia (1618–1680), Principessa Palatina, nota soprattutto (e riduttivamente) per la sua fitta e acuta corrispondenza con René Descartes? [31] Spesso presentata come una mera “allieva” o una “confidente” del grande filosofo, Elisabeth fu in realtà una sua critica formidabile e una pensatrice autonoma. Le sue obiezioni al dualismo cartesiano, in particolare riguardo all’impossibile interazione tra una mente immateriale (res cogitans) e un corpo materiale (res extensa), misero in seria difficoltà il buon Descartes e lo costrinsero a precisare (non sempre con successo, va detto) il suo pensiero. Ma Elisabeth non fu solo questo: le sue riflessioni sulla libertà umana, sulle passioni e sulla morale rivelano una mente filosofica indipendente e profonda, il cui contributo merita di essere studiato ben oltre il suo celebre scambio epistolare. Altro che semplice sparring partner!
Capitolo 3: Voci dall’Antichità e dal Medioevo, Tesori Nascosti e Luci Abbaglianti
Tornando indietro nel tempo, quando la storia si mescola al mito, incontriamo figure semi-leggendarie ma dalla potenza intellettuale abbagliante. Gargi Vachaknavi (circa VII secolo a.C.) è una figura centrale nei testi vedici indiani, in particolare nelle Upanishad. Nota per la sua audacia intellettuale e la sua impareggiabile abilità dialettica, partecipò a dibattiti filosofici di altissimo livello, interrogando il saggio Yajnavalkya su questioni fondamentali di cosmologia speculativa e sulla natura dell’atman (il Sé universale, l’essenza ultima della realtà). Immaginate la scena: una donna che, in un’assemblea di sapienti e brahmani, osa porre le domande più radicali sull’origine e la struttura dell’universo, mettendo all’angolo il più grande saggio del suo tempo. Un vero faro di curiosità intellettuale e coraggio. Chapeau, Gargi!
Diotima di Mantinea (V secolo a.C.), la conosciamo principalmente attraverso il Simposio di Platone, dove Socrate, con una modestia che forse gli era insolita, la presenta come sua maestra nelle cose d’amore (erotikà). Figura avvolta nel mistero – alcuni studiosi, forse un po’ troppo scettici, dubitano persino della sua reale esistenza, suggerendo possa essere una brillante creazione platonica – Diotima espone una complessa e affascinante teoria dell’amore e della bellezza ideale. Un percorso ascensionale che porta dalla bellezza dei corpi alla contemplazione del Bello in sé, l’Idea stessa della Bellezza. Che sia esistita o meno, il pensiero a lei attribuito ha avuto un impatto gigantesco sulla filosofia occidentale dell’amore, dell’estetica e della metafisica.
Facendo un salto nel Medioevo europeo, un’epoca spesso dipinta a tinte fosche ma in realtà vibrante di fermenti intellettuali, troviamo la straordinaria Hildegard von Bingen (1098–1179) [36]. Badessa benedettina, mistica, musicista, compositrice, scrittrice, naturalista, guaritrice e persino esorcista all’occorrenza: una figura poliedrica e geniale, quasi un Leonardo da Vinci in gonnella e con il velo. Le sue opere, come Scivias (Conosci le Vie) e Liber Divinorum Operum, descrivono visioni cosmiche complesse e propongono un’integrazione unica tra misticismo e scienze naturali. Hildegard vedeva l’universo come una totalità interconnessa, pervasa dalla viriditas, una sorta di “verdeggiante forza vitale” divina che anima ogni creatura. Le sue composizioni musicali, ancora oggi eseguite e ammirate, la sua medicina basata sulle erbe, le sue riflessioni teologiche e cosmologiche ne fanno una delle menti più originali e influenti del suo tempo.
Non possiamo, e non dobbiamo, dimenticare Hypatia di Alessandria (circa 350/370–415), matematica, astronoma e filosofa neoplatonica, una delle ultime grandi menti della Biblioteca di Alessandria [33]. Figura di enorme prestigio intellettuale nella vibrante e cosmopolita Alessandria d’Egitto, insegnò filosofia e matematica, attirando studenti da ogni parte del mondo mediterraneo, pagani e cristiani. La sua tragica uccisione per mano di una folla di fanatici cristiani l’ha trasformata in un simbolo della libertà di pensiero, della ragione contro l’oscurantismo, e della vulnerabilità della cultura di fronte alla violenza. Sebbene le sue opere siano andate in gran parte perdute – una perdita incalcolabile – il suo approccio sincretico tra neoplatonismo, matematica e astronomia testimonia una mente acuta e un amore per la conoscenza che trascendeva le barriere disciplinari. Una stella che brillò intensamente, prima di essere brutalmente spenta.
Capitolo 4: Le Precorritrici del Femminismo e le Dame della Retorica, Che Non Le Mandavano a Dire
Avvicinandoci all’età moderna, un periodo di grandi fermenti e rivoluzioni (non solo politiche), incontriamo donne che hanno gettato semi importantissimi per le future rivendicazioni femministe, spesso con una lucidità e un coraggio da far tremare i polsi ai benpensanti. Mary Astell (1666–1731) è spesso definita, e a ragione, la “prima femminista inglese” (o almeno una delle primissime e più articolate) [22]. Nelle sue opere, come la fondamentale A Serious Proposal to the Ladies, propose la creazione di istituzioni educative esclusivamente per donne, una sorta di “monasteri laici” dedicati allo studio e alla coltivazione dell’intelletto femminile. Sostenne con argomentazioni affilate come rasoi che l’ignoranza e la mancanza di istruzione – imposte dalla società – erano le cause principali della subordinazione femminile, non una presunta inferiorità naturale. Con argomentazioni lucide e appassionate, criticò l’istituzione del matrimonio così come concepito all’epoca (spesso una prigione dorata) e rivendicò per le donne il diritto a una vita intellettuale e spirituale autonoma. Il suo motto potrebbe essere riassunto nella sua celebre e sferzante domanda: “If all Men are born free, how is it that all Women are born Slaves?”. Domanda retorica, certo, ma di una potenza dirompente che risuona ancora oggi.
Infine, un cenno doveroso ad Aspasia di Mileto (circa 470–400 a.C.), figura tanto affascinante quanto controversa nell’Atene di Pericle. Compagna (e alcuni dicono moglie morganatica) di Pericle, il grande statista ateniese, fu nota per la sua intelligenza acutissima, la sua vasta cultura e la sua straordinaria abilità nella retorica e nella pedagogia politica. Si dice che Socrate stesso frequentasse il suo salotto – un vero e proprio centro di elaborazione culturale e politica – e che lei abbia influenzato il pensiero e l’eloquenza di molti intellettuali e uomini politici ateniesi, incluso lo stesso Pericle (si mormora che abbia scritto alcuni dei suoi discorsi più famosi). Sebbene le fonti antiche siano spesso venate di pregiudizio e misoginia (era pur sempre una straniera, una meteca, e una donna scandalosamente indipendente in una società profondamente maschilista), il suo ruolo come maestra di eloquenza e pensatrice politica innovativa emerge con forza, facendone un esempio di come l’intelligenza femminile potesse brillare e influenzare il corso degli eventi anche in contesti apparentemente ostili. Una vera comunicatrice strategica, diremmo oggi!
Conclusione: Un Brindisi (Virtuale, Ma Sentito) alle Filosofe Ritrovate!
Questo breve, e speriamo non noioso, excursus tra le pieghe dimenticate della storia del pensiero, lungi dall’essere esaustivo, vuole essere un invito caloroso a proseguire la ricerca, a scovare altre perle nascoste, altre voci che attendono solo di essere ascoltate. Le donne che abbiamo incontrato – e le molte altre che attendono di essere riscoperte e studiate con la dovuta attenzione – ci dimostrano con la forza dei fatti e delle idee che il pensiero non ha genere, non ha colore della pelle, non ha confini geografici. I loro “temi rarissimi” sono in realtà questioni fondamentali che toccano l’essenza dell’esistenza umana, della società, del cosmo, e lo fanno con prospettive originali e spesso sorprendentemente attuali.
Riscoprirle non è solo un atto di giustizia storica – sacrosanta, peraltro – ma un modo concreto per arricchire il nostro presente, per aprire nuove prospettive, per sfidare i canoni sclerotizzati e per ricordarci che le idee più innovative, coraggiose e rivoluzionarie possono emergere dai luoghi e dalle voci più inaspettate.
Quindi, alziamo i calici (o le tazze di caffè, a seconda dell’ora e delle preferenze) a queste straordinarie pensatrici! Che il loro esempio ci ispiri a pensare con più coraggio, più originalità e, perché no, con un pizzico di quella sana irriverenza che spesso accompagna le menti più brillanti. E chissà, magari tra le lettrici e i lettori di oggi, tra chi sta scorrendo queste righe, si nasconde la prossima Hypatia, la futura Nana Asma’u o la nuova Mary Astell. Il mondo, oggi più che mai, ha un disperato bisogno di menti brillanti, senza distinzione alcuna. Avanti tutta, filosofe e filosofi del futuro!
Riferimenti
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