Viaggio tragicomico nel mondo delle liste
Introduzione: quando mettere in fila le cose diventa un’arte
C’era una volta una lista. Anzi, c’erano infinite liste, che dall’alba dei tempi tentano disperatamente di mettere ordine nel caos cosmico che ci circonda. Dalle tavolette d’argilla mesopotamiche fino alla tua improbabile lista di “serie TV da guardare prima o poi” su Netflix, l’umanità è ossessionata dall’ordinare, classificare, elencare. Perché in fondo, come diceva Umberto Eco (che di liste se ne intendeva), creare una lista è come cercare di addomesticare l’infinito.
Ma attenzione: dietro l’apparente banalità di una semplice successione di elementi si nasconde un universo di significati e strategie. Ordinare non è solo mettere in fila: è dare un senso al mondo. E, come vedremo, è anche un modo sottile per influenzare le menti altrui – che siate bibliotecari, designer di app o semplicemente persone che vogliono convincere il partner a guardare quel film noioso che amate tanto.
La regola del buon vicino: quando la serendipità diventa una strategia
Immaginate di entrare in una biblioteca dove i libri di cucina sono accanto ai manuali di chimica, che a loro volta confinano con trattati di alchimia medievale, seguiti da biografie di chef stellati con problemi di tossicodipendenza. Follia? No, è la “regola del buon vicino” di Aby Warburg in azione!
Questo eccentrico storico dell’arte tedesco credeva che il libro più utile non fosse quello che stavate cercando, ma quello accanto ad esso che non sapevate di desiderare. Un po’ come quando aprite YouTube per guardare un tutorial sulla carbonara e due ore dopo vi ritrovate a fissare un documentario sui rituali funebri tibetani, chiedendovi come diavolo ci siete arrivati.
La biblioteca di Warburg ad Amburgo era organizzata secondo questo principio: nessun ordine alfabetico o cronologico, ma connessioni semantiche profonde e talvolta bizzarre. Era, in pratica, l’antenato analogico dell’algoritmo di raccomandazione di Spotify, ma con meno indie rock e più trattati rinascimentali.
“Il libro di cui lo studioso ha bisogno non è quello conosciuto, quanto quello che si incontra sullo scaffale nei pressi di questo, ed in linea di continuità disciplinare, culturale, sentimentale.” [Menetti & Delcorno]
Il fascino di questo approccio è che trasforma ogni scaffale in un’avventura intellettuale, un itinerarium mentis che può portarti letteralmente ovunque. Oggi, mentre Google ti propone “risultati che potrebbero interessarti” basati su ciò che hai già visto, il metodo Warburg ti avrebbe fatto scoprire cose che non avresti mai cercato deliberatamente. È la differenza tra ricevere suggerimenti per un altro paio di scarpe da ginnastica (perché ne hai appena comprate) e trovare un trattato sulle tecniche di corsa degli antichi messaggeri persiani.
Ranganathan: l’indiano che trasformò la biblioteconomia in un origami concettuale
Se Warburg era il poeta dell’ordinamento, Shiyali Ramamrita Ranganathan ne era l’ingegnere. Questo matematico e bibliotecario indiano guardò alle rigide classificazioni tradizionali tipo Dewey e pensò: “Mmm, troppo unidimensionali per un mondo multidimensionale. Serve qualcosa di meglio.”
E così inventò la classificazione a faccette, un sistema che scompone ogni soggetto in dimensioni diverse (Personalità, Materia, Energia, Spazio e Tempo). È come se invece di avere un unico modo di ordinare la tua collezione di vini (per regione, annata, vitigno o prezzo), potessi visualizzarla simultaneamente secondo tutti questi criteri. O, per dirla in termini più contemporanei, è come se invece di avere una sola playlist, potessi riorganizzare istantaneamente la tua libreria musicale per genere, periodo, mood o “canzoni da ascoltare quando il tuo gatto ti ignora”.
Il contributo più grande di Ranganathan non fu tanto tecnico quanto filosofico: per lui, l’ordine doveva essere al servizio dell’utente. Le sue celebri Cinque Leggi della Biblioteconomia potrebbero essere riassunte in: “Caro bibliotecario, datti una calmata con le tue classificazioni perfette e pensa a chi deve usarle!”. La biblioteca non era più un tempio sacro del sapere, ma uno strumento pratico al servizio delle persone comuni.
È difficile sopravvalutare quanto questo approccio sia stato rivoluzionario. Sarebbe come se qualcuno entrasse oggi in una riunione di sviluppatori e dicesse: “Ragazzi, perché non facciamo software che le persone possano effettivamente usare senza diventare matte?” Shock e sgomento generale!
Effetti primacy e recency: la guerra per l’attenzione tra inizio e fine
Passiamo agli effetti primacy e recency, o come li chiamo io, “il dramma cognitivo dell’essere primo o ultimo”. La psicologia cognitiva ci dice che tendiamo a ricordare meglio ciò che sta all’inizio (effetto primacy) e alla fine (effetto recency) di una lista. È come quei film in cui ricordi benissimo l’apertura spettacolare e il finale commovente, ma hai completamente rimosso quella mezz’ora noiosa in mezzo.
Questi effetti spiegano perché tutti vogliono essere i primi o gli ultimi a parlare in una riunione. La persona che interviene a metà? Probabilmente sta controllando le email sotto il tavolo, consapevole che nessuno ricorderà una parola di ciò che sta dicendo.
“La normale tendenza è quella di ricordare più facilmente i primi e gli ultimi [elementi], mentre facciamo più fatica a tenere a mente quelli che ci sono stati esposti nella parte centrale del discorso.” [Parlare al microfono]
L’effetto primacy è la ragione per cui i siti web posizionano strategicamente elementi importanti all’inizio del menu di navigazione. È come mettere il banco dei dolci all’ingresso del supermercato. “Oh guarda, sono venuto per la frutta, ma questi cupcake sembrano davvero… EHI, ASPETTA UN ATTIMO!”
L’effetto recency, d’altra parte, spiega perché i politici finiscono sempre i loro discorsi con un appello emotivo e un “Dio benedica [inserire nazione]”. E perché le tue amiche ti dicono tutte le cose belle di un potenziale partner prima di aggiungere, alla fine: “Ah, dimenticavo, ha cinque ex che lo stalkerano e vive con 17 serpenti”. Indovina cosa ricorderai?
Un cameriere esperto sfrutta questi effetti quando elenca i piatti speciali: metterà all’inizio quelli che vuole vendere di più e in fondo quelli più costosi. Il povero risotto ai funghi nel mezzo del discorso? Condannato all’oblio cognitivo, come un attore di supporto in un film con Leonardo DiCaprio.
Cesure logiche: l’arte di cambiare le regole a metà del gioco
Quando non è possibile mantenere un unico criterio di ordinamento (perché il mondo è caotico e ostinato), entrano in gioco le cesure logiche. Come nel menu del sito Donnafugata, dove il logo funge da spartiacque visivo tra le sezioni principali e quelle utilitarie.
È un po’ come quei menu di ristoranti dove improvvisamente, dopo antipasti, primi e secondi, compare una sezione “Piatti della nonna” che non segue alcuna logica precedente. O come quelle playlist che partono con una coerente selezione di jazz degli anni ’50, per poi virare inspiegabilmente verso il death metal norvegese dopo la pausa caffè.
La cesura logica è il modo elegante per dire: “Ok, cambio completamente le regole del gioco, ma lo faccio con così tanta sicurezza che sembrerai tu lo sciocco se lo fai notare”. È la versione intellettuale del cambiare argomento quando stai perdendo una discussione, ma con più stile.
La dimensione poetica dell’ordine: Capossela e l’ordinamento per suoni
L’esempio della canzone “All’una e trentacinque circa” di Vinicio Capossela ci ricorda che l’ordinamento può essere anche un atto poetico. La sua lista di bevande (“Chimay, Bacardi Jamaican rhum, White Lady, Beck’s bier, Tequila bum bum…”) segue criteri sonori e ritmici, non pratici.
È come se al supermercato, invece di organizzare i prodotti per categoria o prezzo, li mettessero in base a quanto suonano bene insieme: “Patatine, vitamine, praline” in un corridoio; “Burro, furto, mirto” in un altro. Assurdo? Certo. Ma anche incredibilmente memorabile.
Questa dimensione poetica dell’ordinamento è ciò che rende alcune liste più seducenti di altre. È la differenza tra un menu che elenca piatti in ordine alfabetico e uno che ti racconta una storia attraverso la successione delle portate. È la differenza tra un elenco di ingredienti e una ricetta che ti fa venire l’acquolina in bocca solo a leggerla.
L’ordinamento digitale: quando l’algoritmo diventa il nuovo bibliotecario
Nel contesto digitale contemporaneo, l’ordinamento ha assunto nuove forme e complessità. L’interfaccia di Netflix, con le sue infinite categorie personalizzate (“Film drammatici con donne forti e cappelli improbabili che guardano fuori da finestre mentre piove”), è l’erede digitale sia di Warburg che di Ranganathan: connessioni semantiche inaspettate unite a categorizzazioni multidimensionali.
Ma c’è una differenza fondamentale: mentre Warburg e Ranganathan cercavano di ampliare le possibilità cognitive dell’utente, gli algoritmi di raccomandazione tendono a restringerle. Ti mostrano più di ciò che già ti piace, invece di sfidare i tuoi gusti. È come se il bibliotecario invece di dirti “Se ti è piaciuto questo libro, dovresti provare qualcosa di completamente diverso” ti dicesse “Ecco altri 50 libri quasi identici a quello che hai appena letto”.
Nel 2007, quando Apple rivoluzionò il suo sito web posizionando strategicamente elementi chiave nel suo menu di navigazione, stava applicando intuizioni sul comportamento umano che oggi sono algoritmizzate e personalizzate in tempo reale. L’ordinamento è diventato una scienza comportamentale applicata, un modo per guidare le scelte senza che l’utente se ne accorga.
L’ordinamento come specchio della società: dalle biblioteche agli algoritmi
Se l’ordinamento delle liste riflette sempre una visione del mondo, cosa possiamo dire della società contemporanea osservando i suoi sistemi di classificazione più diffusi?
Gli algoritmi dei social media ordinano i contenuti non in base al loro valore intrinseco, ma alla loro capacità di generare coinvolgimento (spesso attraverso indignazione o incredulità). È come se una biblioteca ordinasse i libri in base a quanto fanno arrabbiare i lettori, con una sezione speciale “Letture che ti faranno litigare col tuo zio a Natale”.
I sistemi di raccomandazione e-commerce ordinano i prodotti in base alla probabilità che li acquisterai, non alla loro qualità o utilità reale. È come se il cameriere, invece di suggerirti il piatto migliore, ti consigliasse quello che ha più probabilità di farti ordinare un dessert e un digestivo dopo.
Questi sistemi di ordinamento contemporanei ci dicono molto sui nostri valori: privilegiamo il coinvolgimento rispetto alla verità, la conversione rispetto alla qualità, la conferma rispetto alla scoperta.
Conclusione: l’ordine e il caos, una danza infinita
L’arte di ordinare le liste rimane, in fondo, un tentativo di tracciare percorsi di senso nel caos dell’esistenza. Che si tratti della biblioteca di Warburg, della classificazione a faccette di Ranganathan, o dell’algoritmo di raccomandazione di TikTok, ogni sistema di ordinamento è un modo per dire: “Ecco come interpreto il mondo, ecco cosa penso sia importante”.
La differenza tra un ordinamento illuminante e uno manipolatorio sta nella sua trasparenza e nel suo obiettivo: vuole ampliare le tue possibilità o restringerle? Ti vuole rendere più consapevole o più prevedibile?
In un’epoca in cui siamo costantemente bombardati da liste di ogni tipo – dalle “10 cose da fare prima di morire” ai “5 super cibi che ti salveranno da malattie che non sapevi di avere” – la capacità di comprendere i principi di ordinamento sottostanti diventa una forma essenziale di alfabetizzazione.
Perché, in fondo, o ordini tu le liste, o saranno le liste a ordinare te. E preferisco di gran lunga essere io a decidere se mettere la Chimay prima del Bacardi Jamaican rhum o viceversa, grazie mille.
Riferimenti:
- Eco, U. (2009). Vertigine della lista. Milano: Bompiani.
- Menetti, A. & Delcorno, G. “Una passeggiata per Londra: da Warburg a Regent’s Park”, Bibliotime. https://www.aib.it/aib/sezioni/emr/bibtime/num-ii-3/menedelc.htm
- Gnoli, C. “Il tavolino di Ranganathan”, Bibliotime. https://www.aib.it/aib/sezioni/emr/bibtime/num-iii-3/gnoli.htm
- Rosati, L. (2023). “Umberto Eco e le liste vertiginose: lezioni per l’architettura dell’informazione”. https://www.lucarosati.it/blog/vertigine-della-lista
- “Come ordinare una biblioteca. La regola del buon vicino”, Il Tascabile. https://www.iltascabile.com/recensioni/ordinare-biblioteca-calasso/
- “Storia dell’Atlante Mnemosyne di Aby Warburg”. https://www.engramma.it/eOS/index.php?id_articolo=2774
- “Quali sono gli elementi di un discorso che gli ascoltatori ricordano di più?”, Parlare al microfono. https://www.parlarealmicrofono.it/le-parti-piu-importanti-di-un-discorso-in-pubblico-sui-media-effetto-primacy-e-recency/5534/
- “Effetto Primacy e Effetto Recency nella sicurezza sul lavoro”, Blumatica. https://blog.blumatica.it/effetto-primacy-effetto-recency-bias-sicurezza-sul-lavoro/
- Rosati, L. (2025). “Ordinare una lista”, sensemaking (Blog). https://www.lucarosati.it/blog/ordinare-una-lista

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