Il Manoscritto Voynich e altri misteri svelati

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Introduzione

Nell’ultimo decennio, l’intelligenza artificiale ha rivoluzionato il campo dell’archeologia e della filologia, apportando contributi decisivi alla decifrazione di testi e scritture antiche considerate per secoli inaccessibili. Grazie all’evoluzione degli algoritmi di machine learning e di visione computazionale, siamo oggi testimoni di una vera e propria rinascita di conoscenze antiche, con rivelazioni che ridisegnano la nostra comprensione delle civiltà del passato.

Questo silenzioso rinascimento digitale sta permettendo a studiosi di tutto il mondo di recuperare voci perdute della storia umana: dai papiri carbonizzati di Ercolano ai testi enigmatici dell’antico Iran, dai codici cifrati delle società segrete europee alle tavole matematiche dell’antica Cina. Ogni decifrazione apre una finestra su un mondo scomparso, rivelando aspetti inediti di culture e civiltà che hanno plasmato il nostro cammino evolutivo.

I Rotoli di Ercolano: una biblioteca risorta dalle ceneri vesuviane

La sfida dell’illeggibilità millenaria

I rotoli di Ercolano rappresentano uno dei più affascinanti enigmi filologici della storia. Scoperti nel 1752 tra le rovine della Villa dei Papiri a Ercolano, sepolta dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., questi preziosi documenti – l’unica biblioteca antica giunta intatta fino a noi – si presentavano come fragili cilindri di cenere carbonizzata. Qualsiasi tentativo di srotolarli fisicamente si traduceva in un’inevitabile distruzione, condannando i testi all’oblio. I primi sforzi per leggerli causarono danni irreparabili, con metodi che oggi farebbero inorridire qualsiasi conservatore: l’uso di acqua di rose, mercurio ed estratti vegetali che finivano per disgregare i fragili supporti.

Per oltre 270 anni, questa collezione di circa 1.800 papiri ha rappresentato un tesoro inaccessibile della letteratura classica, un frammento della cultura greco-romana congelato nel tempo ma impossibile da recuperare con le tecnologie tradizionali. La vera tragedia culturale era la consapevolezza che quei rotoli potessero contenere opere perdute di Aristotele, poemi epici omerici, testi di Saffo, o dialoghi filosofici mai tramandati attraverso le copie medievali.

La rivoluzione tecnologica del XXI secolo

La svolta decisiva è arrivata nel 2023 con il lancio della Vesuvius Challenge, un’iniziativa che ha mobilitato la comunità scientifica internazionale attorno a un obiettivo comune: decifrare i rotoli carbonizzati utilizzando tecnologie non invasive. Questo progetto, ideato dal professor Brent Seales dell’Università del Kentucky insieme agli imprenditori tecnologici Nat Friedman e Daniel Gross, ha combinato due elementi fondamentali:

  1. Imaging avanzato con acceleratori di particelle: L’utilizzo del sincrotrone Diamond Light Source nell’Oxfordshire e del Sincrotrone europeo di Grenoble ha permesso di effettuare scansioni tomografiche a raggi X ad altissima risoluzione dei rotoli senza danneggiarli. Queste macchine, normalmente impiegate nella fisica delle particelle, hanno generato modelli 3D dettagliati dei papiri, rivelando la loro struttura interna strato per strato.
  2. Algoritmi di intelligenza artificiale collaborativa: La vera rivoluzione è stata la decisione di “democratizzare” la ricerca, rendendo pubblici i dati e invitando informatici di tutto il mondo a sviluppare algoritmi di machine learning capaci di individuare le tracce di inchiostro invisibili all’occhio umano. Oltre 1.500 ricercatori, studenti e appassionati hanno partecipato alla sfida, creando un inedito modello di ricerca collaborativa internazionale.

La sfida era titanica: sia l’inchiostro che il papiro sono composti di carbonio, rendendo quasi impossibile la distinzione tra scrittura e supporto. La differenza di densità tra le due componenti è minima, richiedendo algoritmi estremamente sensibili e sofisticati per rilevarla.

I trionfi del 2023-2025: dalle prime parole ai testi completi

Il primo successo significativo della Vesuvius Challenge è arrivato nell’ottobre 2023, quando Luke Farritor, uno studente di informatica di 21 anni dell’Università del Nebraska-Lincoln (e stagista presso SpaceX), è riuscito a identificare la prima parola completa: “πορφύρας” (porphyras), che in greco antico significa “porpora”. Questo risultato gli è valso un premio di 40.000 dollari.

Il vero trionfo è giunto nel febbraio 2024, quando il team internazionale formato da Youssef Nader (Egitto/Germania), Luke Farritor (USA) e Julian Schilliger (Svizzera) ha vinto il premio principale di 700.000 dollari per essere riuscito a decifrare un’intera sezione di testo: circa 2.000 caratteri greci organizzati in 15 colonne. Il testo, attribuito al filosofo epicureo Filodemo di Gadara (I secolo a.C.), discute della fonte della gioia nella vita, del ruolo del piacere, della musica e del cibo secondo la visione epicurea.

Al maggio 2025, il progetto ha acquisito uno slancio straordinario, con finanziamenti significativi da parte di donatori privati, tra cui una donazione di 2 milioni di dollari di Elon Musk e un’altra analoga da un donatore anonimo. Questi fondi hanno permesso di trasportare e scansionare altri 18 rotoli dalla Biblioteca Nazionale di Napoli al Diamond Light Source, con l’obiettivo ambizioso di arrivare a 100 rotoli scansionati entro la fine del 2025 e di completare l’intera collezione entro il 2026.

Un recente successo è stata la decifrazione del rotolo PHerc. 172, conservato presso la Biblioteca Bodleiana di Oxford, identificato come parte dell’opera “Dei vizi” di Filodemo, in cui si discute di arroganza, avidità, egoismo e gestione domestica. La Vesuvius Challenge continua con un nuovo premio di 100.000 dollari per chi riuscirà a decifrare il 90% di un intero rotolo, aprendo prospettive straordinarie per il recupero di un patrimonio letterario che si pensava perduto per sempre.

Alcuni studiosi parlano già della possibilità di riaprire gli scavi nella Villa dei Papiri, dove si stima che tre quarti dell’edificio siano ancora sepolti – inclusa probabilmente la parte principale della biblioteca, che potrebbe contenere migliaia di altri testi.

Il Manoscritto Voynich: il libro più misterioso del mondo

Un enigma secolare

Il Manoscritto Voynich rappresenta uno dei più affascinanti misteri della storia della crittografia. Questo codice illustrato risalente al XV secolo (datato tra il 1404 e il 1438) deve il suo nome a Wilfrid Voynich, l’antiquario polacco che lo acquistò nel 1912 da un collegio gesuita vicino Roma.

Il manoscritto è composto da 116 fogli di pergamena contenenti testo in un alfabeto completamente sconosciuto, accompagnato da illustrazioni enigmatiche di piante irreali, diagrammi astronomici non convenzionali e figure femminili immerse in liquidi verdi. Per oltre un secolo, questo testo ha resistito a ogni tentativo di decifrazione da parte dei più brillanti crittografi, linguisti e matematici, guadagnandosi l’appellativo di “libro più misterioso del mondo”.

L’approccio dell’intelligenza artificiale

Nel 2018, un significativo passo avanti è stato compiuto da un team di ricercatori guidato da Greg Kondrak dell’Università di Alberta (Canada). Il loro approccio innovativo si è basato sull’applicazione di algoritmi di deep learning per analizzare i pattern linguistici del manoscritto.

Il team ha sviluppato un sistema di intelligenza artificiale che ha confrontato il testo del Voynich con un corpus di riferimento costituito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani tradotta in oltre 380 lingue diverse. Questo approccio ha permesso all’algoritmo di identificare pattern linguistici e strutture sintattiche ricorrenti, cercando corrispondenze con lingue note.

I risultati dell’analisi hanno suggerito con un’elevata probabilità che il testo sia scritto in una forma di ebraico antico, con oltre l’80% delle parole corrispondenti a voci di dizionario ebraico. Tuttavia, anche dopo questa identificazione, il significato complessivo del testo rimane enigmatico, producendo frasi apparentemente prive di senso compiuto.

Sebbene l’algoritmo non sia riuscito a produrre una traduzione completa e coerente, ha fornito una direzione promettente per future indagini, suggerendo che il manoscritto potrebbe essere un testo in codice basato sull’ebraico antico, forse utilizzando tecniche di cifratura o un linguaggio artificiale basato su quella lingua.

Il Cifrario Copiale: i segreti di una società segreta

Il mistero del codice tedesco

Il Cifrario Copiale (o Copiale Cipher) è un manoscritto crittografico composto da 105 pagine riempite con 75.000 caratteri scritti a mano, rimasto indecifrato per oltre 260 anni. Il documento utilizza una combinazione di simboli astratti insieme a lettere dell’alfabeto greco e romano, con le uniche parole in chiaro che sono “Copiales 3” alla fine del manoscritto e “Philipp 1866” sul risguardo.

La decifrazione assistita dall’intelligenza artificiale

Nel 2011, un team internazionale guidato da Kevin Knight dell’University of Southern California è riuscito finalmente a decifrare il documento grazie all’assistenza di algoritmi computazionali. Il team, che includeva anche Beáta Megyesi e Christiane Schaefer dell’Università di Uppsala in Svezia, ha scoperto che il cifrario era un testo tedesco criptato attraverso un sistema di sostituzione omofonico.

La svolta è arrivata quando i ricercatori hanno individuato che le lettere romane non accentate nel testo servivano solo come spazi, mentre il contenuto effettivo era codificato attraverso lettere romane accentate, lettere greche e altri simboli. Questo approccio metodico, supportato da algoritmi di pattern recognition, ha permesso di identificare le sequenze ricorrenti e di associarle a parole tedesche comuni.

Le rivelazioni sorprendenti

Una volta decodificato, il Cifrario Copiale ha rivelato di essere un documento dettagliato che descrive i rituali e le operazioni di una società segreta del XVIII secolo chiamata “Oculisti” (in tedesco “Die Grosse Aufgeklärte Gesellschaft der Oculisten”). Le prime 16 pagine contengono la descrizione di una cerimonia di iniziazione all’ordine, rivelando pratiche ritualistiche che combinano elementi massonici con un particolare interesse per l’oftalmologia e la simbologia dell’occhio.

Il documento offre uno spaccato affascinante della cultura delle società segrete nell’Europa del XVIII secolo, rivelando come questi gruppi utilizzassero elaborati sistemi di cifratura per proteggere i loro segreti. La decifrazione del Copiale rappresenta un caso esemplare di come la tecnologia moderna possa svelare misteri storici che per secoli sono rimasti inaccessibili.

L’Elamita Lineare: la prima scrittura fonetica del mondo torna a parlare

Un sistema di scrittura millenario e il suo lungo silenzio

L’elamita lineare è un affascinante sistema di scrittura dell’età del bronzo utilizzato nell’antico regno di Elam, situato nell’attuale Iran occidentale. Risalente al periodo compreso tra il 2300 e il 1880 a.C., questa scrittura è rimasta muta per oltre 120 anni dalla sua scoperta nel 1901 presso il sito archeologico di Susa, l’antica capitale elamita citata anche nella Bibbia.

La scrittura elamita rappresentava un enigma particolare: a differenza di altri sistemi antichi come il cuneiforme mesopotamico o i geroglifici egizi, l’elamita lineare aveva resistito a ogni tentativo di decifrazione. La lingua elamica stessa complica il quadro: classificata come “isolata”, non appartiene a nessuna famiglia linguistica nota, simile in questo al basco moderno. Insieme alla Lineare A cretese e alla scrittura della Civiltà della Valle dell’Indo, costituiva uno degli ultimi grandi misteri della paleografia mondiale.

La svolta metodologica: un lavoro durato 14 anni

Nel novembre 2020, l’archeologo francese François Desset, all’epoca 38enne, docente all’Università di Tehran e visiting professor presso l’Università di Padova, ha annunciato di essere riuscito a decifrare questo antico sistema di scrittura. Il suo approccio metodologico, sviluppato in 14 anni di ricerca tenace iniziata nel 2006, è stato simile a quello utilizzato da Jean-François Champollion per i geroglifici egizi nel 1822.

La svolta cruciale è arrivata nel 2018, quando Desset ha concentrato la sua attenzione su otto iscrizioni incise sui cosiddetti “vasi gunagi”, preziosi manufatti in argento datati 2000-1900 a.C., conservati nella collezione Mahboubian di Londra. Questi vasi presentavano sequenze di segni altamente standardizzate e ripetitive, che Desset ha intuito potessero contenere formule regali. Attraverso un’analisi sistematica, è riuscito a identificare le sequenze che indicavano i nomi di due sovrani dell’Iran sud-occidentale, Ebarti II e Šilhaha, oltre al nome della divinità principale, Napiriša (“Il Gran Dio”).

Il lavoro di decifrazione è proseguito durante il lockdown pandemico, con Desset chiuso nel suo appartamento di Tehran, fino alla completa decodifica del sistema nel 2020. Lo studio definitivo, intitolato “The Decipherment of Linear Elamite Writing”, è stato pubblicato nel 2022 sulla prestigiosa rivista Zeitschrift für Assyriologie und Vorderasiatische Archäologie, firmato da un team internazionale composto, oltre che da Desset, da Kambiz Tabibzadeh, Matthieu Kervran, Gian Pietro Basello e Gianni Marchesi.

Rivoluzione nella storia della scrittura e nuova luce sul Vicino Oriente Antico

La decifrazione dell’elamita lineare ha prodotto scoperte rivoluzionarie per la paleografia mondiale:

  1. Si è rivelato essere un sistema di scrittura puramente fonetico, composto da circa 70-100 segni che registrano esclusivamente suoni vocalici e consonantici. Questo lo distingue nettamente dai contemporanei sistemi mesopotamici ed egiziani, che utilizzavano anche logogrammi (segni per intere parole o concetti).
  2. Secondo l’analisi di Desset, si tratta della più antica scrittura fonetica del mondo, precedente quindi di oltre un millennio all’alfabeto fenicio che tradizionalmente è considerato il progenitore dei moderni sistemi alfabetici.
  3. La decifrazione suggerisce che la scrittura sia stata sviluppata in Iran in modo indipendente dalla Mesopotamia, contraddicendo la visione tradizionale che vede la scrittura come un’invenzione esclusivamente mesopotamica successivamente diffusa in altre regioni.
  4. Le iscrizioni rivelano che gli abitanti dell’altopiano iranico chiamavano il loro territorio “Hatamti”, mentre per i vicini mesopotamici era “Elam”, offrendo per la prima volta una prospettiva interna di questa civiltà.

Le circa 40 iscrizioni ora leggibili, che appaiono principalmente su monumenti in pietra e oggetti rituali, contengono soprattutto dediche regali e formule standardizzate del tipo “Io sono (nome), re di (nome del regno), figlio di (padre), dedico questo oggetto alla divinità X”. Benché di contenuto apparentemente limitato, questi testi stanno permettendo di ricostruire la cronologia e la struttura politica e religiosa dell’antico Elam, riscrivendo capitoli fondamentali della storia del Vicino Oriente Antico.

Questa decifrazione, pur non basandosi primariamente sull’intelligenza artificiale ma su un minuzioso lavoro filologico, esemplifica il tipo di scoperte che gli strumenti computazionali moderni possono ora accelerare e ampliare, aprendo nuove frontiere nella comprensione delle antiche civiltà.

Le Tavolette di Bambù di Tsinghua: matematica antica rivelata

Nel 2008, un importante ritrovamento ha arricchito la nostra comprensione della matematica dell’antica Cina. Un complesso di quasi 2.500 strisce di bambù, databili al 300 a.C., è stato donato all’Università di Tsinghua a Pechino. Tra questi preziosi reperti, l’intelligenza artificiale ha aiutato a identificare e analizzare 21 strisce che compongono una straordinaria tavola di moltiplicazione decimale.

Questa tavola matematica è notevole per la sua natura avanzata: mostra come moltiplicare qualsiasi numero, intero o mezzo, tra 0,5 e 99,5. L’analisi assistita dall’intelligenza artificiale ha permesso di comprendere il sofisticato sistema numerico utilizzato, basato su un ingegnoso metodo che combina bastoncini verticali e orizzontali per rappresentare i numeri.

Oltre alla tavola di moltiplicazione, l’analisi dei testi ha rivelato resoconti dettagliati di rituali cerimoniali e teorie musicali, dimostrando l’avanzato livello culturale e scientifico della Cina antica. Questo ritrovamento è particolarmente significativo perché precede di secoli analoghe innovazioni matematiche in altre parti del mondo, suggerendo che la Cina antica possedesse una comprensione del sistema decimale molto più avanzata di quanto precedentemente ritenuto.

Conclusione: un nuovo Rinascimento digitale per l’archeologia

L’applicazione dell’intelligenza artificiale alla decodifica di testi antichi sta innescando una vera e propria rivoluzione epistemologica nel campo dell’archeologia e della filologia. Ciò che un tempo richiedeva decenni di lavoro meticoloso da parte di équipe di studiosi, spesso con risultati parziali o nulli, oggi può essere realizzato in tempi straordinariamente più brevi grazie alla sinergia tra algoritmi avanzati di apprendimento automatico, tecnologie di imaging rivoluzionarie e la collaborazione interdisciplinare tra informatici, linguisti, archeologi e fisici.

Questo nuovo paradigma metodologico sta producendo una vera e propria rinascita della conoscenza, permettendoci di accedere a testi e saperi che si credevano perduti per sempre. Stiamo assistendo a un fenomeno paragonabile per importanza culturale alla riscoperta dei classici nel Rinascimento europeo: dai rotoli carbonizzati di Ercolano che potrebbero restituirci opere filosofiche e letterarie ignote, ai sistemi di scrittura millenari come l’elamita lineare che riscrivono la storia dell’evoluzione culturale umana, fino ai codici segreti che illuminano aspetti sociali e politici delle epoche passate.

Il modello collaborativo emerso in progetti come la Vesuvius Challenge rappresenta inoltre un’innovazione fondamentale nell’approccio stesso alla ricerca: la democratizzazione dell’accesso ai dati e la partecipazione di ricercatori di diversa estrazione geografica, culturale e professionale ha dimostrato come la condivisione aperta delle risorse possa accelerare drammaticamente il progresso scientifico. Questo approccio “crowdsourced” alla ricerca archeologica rompe con secoli di tradizione accademica gelosamente custodita in cerchie ristrette e rappresenta forse la più grande innovazione metodologica del settore.

L’intelligenza artificiale non sostituisce l’expertise umana, ma la amplifica in modo esponenziale, permettendo di processare e analizzare enormi quantità di dati e identificare pattern che sfuggirebbero all’occhio umano più esperto. È la simbiosi tra la tecnologia più avanzata e la profonda conoscenza storica e linguistica degli studiosi a produrre i risultati più promettenti.

Guardando al futuro, possiamo immaginare progressi ancora più sorprendenti nei prossimi anni: la decifrazione di scritture ancora misteriose come la Lineare A cretese o la scrittura della Valle dell’Indo potrebbe svelare aspetti finora sconosciuti di civiltà fondamentali nella storia umana. La possibile scoperta di altre sezioni della biblioteca di Ercolano, insieme all’applicazione delle tecniche di imaging avanzato e dell’IA ad altri documenti antichi deteriorati (come i palinsesti medievali, i papiri egizi fragili o le tavolette mesopotamiche frammentarie), potrebbe restituirci un patrimonio letterario, filosofico e scientifico che si credeva perduto per sempre.

La frontiera digitale dell’archeologia è solo all’inizio del suo cammino. Il dialogo tra menti umane e artificiali sta riscrivendo la storia delle civiltà antiche, permettendoci di ascoltare ancora una volta voci che il tempo aveva ridotto al silenzio. È un’epoca straordinaria per riscoprire le nostre radici culturali più profonde, per comprendere meglio chi siamo stati e, di conseguenza, chi siamo.

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