Peccati di silicone, digiuni di silicio e altre storie per anime progressiste con la sindrome del cavo USB
Immaginate la scena: un’assemblea condominiale tardo-capitalista. Al posto della solita brocca di plastica sbrecciata campeggia un gigantesco modello linguistico proprietario (versione “attico”, ovvio). Alla sinistra del marchingegno—t-shirt “NO AI, YES CAFÈ”—il fronte del boicottaggio totale; alla destra—cappellino con logo di una start-up di GPU esotiche—gli evangelisti della potenza di calcolo. In mezzo, la galassia progressista indecisa, con un cavetto USB Type-C che sbuca dalla tasca come guilty pleasure tecnologico.
1. La crociata dei puri (fase 1™)
Gli asceti digitali brandiscono il boicottaggio come un rosario: «Via tutto ciò che porta il marchio Big Tech!». Peccato che la loro newsletter etica viaggi su server in cloud più spavaldi di un SUV in zona 30. Sono i paladini del “torniamo ai telegrammi”, ma la compagnia dei telegrammi—spoiler—è stata acquisita prima di colazione da un magnate iperattivo.
2. Il tecno-realismo degli impuri (fase 1.5)
Dall’altra parte arrivano i pragmatici con casco da speleologo: «Apriamo la scatola nera, entriamoci dentro, rubiamo il fuoco a Prometeo (in open source, mi raccomando)». La storia insegna che quando l’elettricità bussò alle porte dei moralisti ottocenteschi nessuno mise i tappi alle prese: illuminammo le piazze e, purtroppo, pure le insegne dei fast-food h24. Morale? La tecnologia non aspetta i nostri sermoni—semmai li monetizza con un abbonamento premium.
3. La mitica “fase 2” (spoiler: porta ancora chiusa)
I critici agitano il dito: «Ok, avete promesso consorzi pubblici di GPU, modelli open-data, la pace nel mondo… dove sono?». Touché. Oggi la “fase 2” sembra il cassetto dei calzini spaiati: un patchwork di modelli open-source da compilare di notte e un README che comincia con “Step 0: procuratevi 80 GB di VRAM”. Paradossalmente, la vera élite è chi può permettersi di essere purista.
4. La questione etica (o: se il tool è tossico, chi paga lo psicologo?)
Etica e tecnica sono gemelli siamesi: li riconosci separati a tavola ma condividono lo stesso fegato. Usare l’IA proprietaria rafforza monopoli, sfruttamento energetico e annotatori malpagati; boicottarla, però, lascia l’agenda a chi la usa senza scrupoli. Se abdichi dal tavolo da gioco non stai salvando il mondo—stai solo lasciando che altri barino al posto tuo.
5. Piccolo manuale di sopravvivenza per progressisti col tester in mano
- Fastidio creativo
Usa i modelli proprietari come cavallo di Troia: spremi output, misura i bias, pubblica report in licenza libera. - Finanzia l’imperfetto
Destina un 10 % del tuo budget di calcolo a un modello open-source. È il “compra locale” dell’IA: performance minore, filiera più trasparente. - Consorzi di GPU
Pretendi che università, biblioteche e amministrazioni smettano di collezionare bandi europei e comprino cluster pubblici: acqua + silicio = democrazia (più o meno). - Ricicla i prompt, non le scuse
Se in un talk dichiari guerra ai colossi e il giorno dopo posti fan-art “stile studio d’animazione giapponese” generata online, ammettilo: la coerenza è sopravvalutata; il peccato mortale è la non-trasparenza.
6. Choose your fighter
| Persona-tipo | Mantra | Rischio |
|---|---|---|
| Il Purista | «Finché la filiera non è etica, io non tocco nulla». | Diventare monaco digitale mentre i data-center crescono. |
| Il Pragmatico-Ermeneutico | «Uso la bestia per capire la bestia». | Farsi divorare dall’ecosistema che voleva dissezionare. |
| Il Bilancista Schizofrenico (probabile tu) | «Prototipo in closed, rilascio in open, poi mi flagello con un white-paper». | Burn-out da sdoppiamento di personalità. |
Scegli pure il tuo alter ego. Ricorda: se non giochi, qualcun altro userà il dado truccato e, alla conferenza stampa, ti farà pure la morale sugli algoritmi.
Postilla autocritica: questo testo ha chiesto a un modello commerciale di suggerire sinonimi arguti. L’ironia è morta? Forse. Ma, come Frankenstein, ogni tanto un muscolo ancora trema.

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